Grazie ai termostati intelligenti, le smart home sono già una realtà

0 Commenti Pubblicato il 18 ottobre 2018in Ultime Notizie

Risparmio economico, risparmio energetico e connettività: questi i tre parametri garantiti dalle smart home, i cui dispositivi stanno cambiando il mercato

Le smart home? Non più una suggestione del futuro, ma già parte del nostro presente. Le soluzioni intelligenti per il riscaldamento e la climatizzazione, infatti, sono tra le più gettonate per le famiglie di oggi. E l’internet delle cose viene visto come un’opportunità, capace di incidere al meglio sulla qualità della vita quotidiana delle persone.

Sono numerosi, infatti, i dispositivi già presenti sul mercato, che stanno permettendo alle smart home di costituire una preziosa alternativa alle tecnologie tradizionali. E un esempio, da questo punto di vista, è rappresentato dai termostati intelligenti, che stanno letteralmente invadendo il mercato.

Risparmio economico, risparmio energetico, e connettività. Sono queste le tre parole-chiave delle smart home e dei termostati intelligenti. Che vengono preferiti sempre di più agli impianti standard, proprio per la loro capacità di tagliare sui consumi, con una stima che va dal -30-35% al -20-25% ogni mese.

Un ventaglio percentuale, frutto dalla presenza delle testine elettroniche sulle termo-valvole dei caloriferi. Una configurazione intelligente, questa, in cui in ogni stanza è presente un monitoraggio costante della temperatura, che rende possibile il taglio dei consumi. E conseguentemente, quello dei costi. A fronte di una spesa iniziale stimata di circa 600 euro, il rientro dell’investimento in una smart home è concreto. E in questo contesto, la tecnologia continua a correre.

Un’ulteriore conferma arriva dal nuovo cronotermostato prodotto dalla società Avidsen, WIFI Touchscreen, che rafforza il connubio tra risparmio energetico e connettività. Questo termostato smart, infatti, è regolabile anche a distanza attraverso un’app per smartphone che permette di controllare qualsiasi apparecchio di riscaldamento e raffreddamento all’interno di un appartamento, in qualsiasi momento, da qualsiasi parte del mondo.

L’internet of Things si intreccia comunque con la strada delle smart home in più modi. Basti pensare al caso di Ambi Climate, un dispositivo che utilizza l’intelligenza artificiale per la gestione dei sistemi di condizionamento dell’aria fredda o calda. E che permette, tra le altre cose, l’accensione automatica del climatizzatore all’arrivo della prima persona in casa, o la tracciabilità in tempo reale di parametri come umidità, previsione meteo, ora del giorno, con l’obiettivo di garantire un clima perfetto.

Un altro esempio, virtuoso, invece, arriva da Tado°. Un’azienda che ha introdotto una nuova generazione di termostati intelligenti, capaci di migliorare la qualità dell’aria all’interno dell’abitazione, per renderla più salutare. Come? Attraverso la nuova skill “Benessere Ambientale”, che si aggiunge a quelle già presenti nei dispositivi precedenti, e che è applicabile tramite l’uso di un’applicazione per smartphone, completamente rinnovata.

Tre casi in cui il taglio dei consumi e la crescita del benessere passano dall’innovazione. E in cui l’innovazione si alimenta attraverso gli esempi virtuosi delle smart home. Oggi, così come domani.


Le tecnologie MPLS sono ancora vive: ecco quando possono essere utili

0 Commenti Pubblicato il 15 ottobre 2018in Ultime Notizie

Nonostante le nuove soluzioni VPN IPSec siano più moderne, le tecnologie MPLS sono apprezzate per due fattori: controllo e integrazione

Le tecnologie MPLS non sono più in crescita come nel passato, ma sono ancora vive nel mercato di oggi. In Italia, così come in Europa. E molte organizzazioni stanno ancora usufruendo dei loro servigi, per colmare la distanza con il futuro.

I bisogni di un’azienda, quando si parla di connettività e digitalizzazione, sono sempre gli stessi: poter contare su una rete che sia sicura, scalabile e flessibile. E il motivo per cui le tecnologie MPLS (o Multi Protocol Label Switching) resistono ancora oggi e sono considerate tra quelle più popolari sul mercato nonostante non siano le più moderne, è legato soprattutto a un quarto motivo. L’elemento-chiave, infatti, sta nel controllo.

Le tecnologie più moderne come le VPN IPSec costituiscono un’opportunità ghiotta per le organizzazioni, in quanto capaci di abbattere i costi e di poter garantire una banda maggiore attraverso connessioni a banda larga. Ma con le tecnologie MPLS, il controllo dei passaggi della rete è quasi completamente tra le mani dell’organizzazione. Ed è questo aspetto a tranquillizzare ancora oggi molte aziende.

Le MPLS sembrano essere indicate particolarmente alle applicazioni in real time, in cui le prestazioni delle comunicazioni costituiscono un elemento molto importante, per non dire critico. E dal punto di vista dei servizi in tempo reale, tre elementi sono fondamentali: la latenza, il jitter, e il tasso di pacchetti IP persi.

In questo contesto, le tecnologie MPLS si rivelano molto utili. Perché laddove latenza, jitter e packet loss devono essere mantenuti ai minimi livelli possibili, servono reti che permettono di controllare con precisione il percorso che i pacchetti seguono. E le soluzioni MPLS, per onorare questo compito, sono ancora oggi considerate le migliori da diverse aziende.

Nello scenario tecnologico moderno, poi, c’è un altro punto di forza su cui MPLS può ancora puntare, oltre al controllo: l’integrazione. Se, infatti, non sembrano più essere soluzioni ideali per la connessione tra aree geografiche poco organiche e mal servite da connessione a banda larga, le Multi Protocol Label Switching costituiscono viceversa una soluzione alternativa valida per connettere diverse divisioni aziendali di grandi dimensioni, situate in un’area geografica metropolitana. Dove il contesto di rete e il tasso di connettività, ovvero, sono già competitivi.

Un fatto che ha portato le tecnologie MPLS ad essere considerate come una sorta di “onda del futuro”, per tutte quelle organizzazioni che si trovano sì in un’area ad alta connettività, ma che ancora non hanno investito sulla digital transformation.

Le MPLS sono state considerate come “onda del futuro” già dallo scorso anno. Ma il concetto è ancora valido. Anche perché queste tecnologie, se integrate con l’architettura frame relay e ATM esistente, possono ridurre i costi, dal 10% al 25%. Un altro dato che spiega il motivo per cui le tecnologie MPLS possano essere preziose, al servizio di aziende e organizzazioni. Anche oggi.

 


Per domare il caos-sicurezza, le tecnologie Sd-Wan sono la risposta

0 Commenti Pubblicato il 11 ottobre 2018in Ultime Notizie

Applicare le tecnologie Sd-Wan in ambito sicurezza permette alle aziende di affrontare gli attacchi esterni, e di proteggere meglio i sistemi

Resilienti, affidabili, performanti: le tecnologie Sd-Wan continuano a rappresentare una barriera perfetta a difesa dei sistemi tecnologici di oggi e di domani.

In un contesto sempre più difficile da gestire, dove la sfida più delicata è quella della sicurezza, l’obiettivo per le aziende deve essere quello di proteggere non solo i singoli terminali, ma l’intero sistema nel suo complesso. E su questo, le tecnologie Sd-Wan possono rivelarsi molto utili.

Secondo un sondaggio elaborato all’interno del report “Enterprise Networks In Transition: Taming the Chaos”, il 91% dei responsabili IT classifica la sicurezza come una delle prime tre priorità della propria azienda. E un addetto ai lavori su tre crede che per “domare il caos” delle reti, la sicurezza debba essere considerata in stretta relazione con la pianificazione, l’implementazione e la gestione delle reti.

La costante espansione dei dispositivi mobili, da questo punto vista, non aiuta. Dover ridefinire continuamente i confini della rete, infatti, non è di supporto a chi si sta impegnando per proteggerla dagli attacchi esterni. Anche perché oggi gli utenti hanno sempre più canali a disposizione, e ciò comporta una diversa distribuzione e una differente gestione dei sistemi rispetto al passato.

Ma è proprio su questo aspetto, che le tecnologie Sd-Wan possono essere di supporto. Essendo governate da un’applicazione software in grado di monitorare continuamente ciò che accade e di riconfigurarle in tempo reale, infatti, il vantaggio è duplice.

Da una parte permettono di semplificare la configurazione della rete attraverso delle policy che fissano vari livelli di servizio, di qualità del servizio e di caratteristiche dei flussi, lasciando al sistema di potersi auto-adattare per soddisfarli. Dall’altra, invece, le tecnologie Sd-Wan danno anche la possibilità di ripensare completamente i processi di gestione, riducendone i costi e implementandone l’efficienza.

Non sorprende quindi che siano proprio le tecnologie Sd-Wan a rappresentare un’ancora di salvataggio per il futuro. Il 76% degli operatori IT concorda nel richiedere nuove soluzioni per migliorare la visibilità e il controllo dei sistemi. Il 69% dichiara invece che userà la biometria in casi d’uso di network security. Mentre il 57% farà uso di intelligenza artificiale. L’Sd-Wan, in questa panoramica, ha un ruolo preponderante. Ed è considerato fondamentale per l’evoluzione delle reti enterprise, dal 71% dei responsabili IT.

I motivi per cui le tecnologie Sd-Wan siano così preziose sono essenzialmente tre. Le grandi aziende globali, in particolare, credono infatti che siano la convenienza e la facilità di deployment (48%), l’affidabilità (36%) e la flessibilità in relazione al traffico (34%) i loro tre punti forti primari. Tre fattori che fanno il paio con la caratteristica della resilienza, che da sempre pone l’Sd-Wan come soluzione credibile. E che aiuteranno gli addetti ai lavori a “domare il caos” nei loro sistemi, senza comprometterne la produttività.

 

 


Europac e GTT unite nella sfida dell’innovazione e della sostenibilità

0 Commenti Pubblicato il 8 ottobre 2018in Ultime Notizie

Azienda tra le più innovative d’Europa nel settore dell’imballaggio sostenibile, Europac utilizzerà i servizi SD-Wan di GTT per ottimizzare le performance

Dopo aver guardato ad est, GTT continua la propria crescita in Europa. E rinnova una partnership con un cliente di lunga data già appartenente ad Interoute, che da GTT è stata di recente acquisita. Un gruppo competitivo, e in forte crescita. Stiamo parlando di Europac, azienda tra le più innovative d’Europa nel settore dell’imballaggio sostenibile. Che ha deciso di sfruttare la rete Sd-Wan di GTT per collegare i suoi 18 stabilimenti di carta ed imballaggi, e i sei di gestione dei rifiuti, distribuiti in tre Paesi: Spagna, Francia, e Portogallo.

Nato nel 1995, il gruppo Europac può contare oggi su circa 2.300 dipendenti, ed è proprietario di tre impianti di cogenerazione d’energia. Con un fatturato di 1,3 miliardi di euro l’anno, rappresenta una vera e propria eccellenza nel settore, nell’intero continente europeo. Unico produttore di carta kraft e carta rivestita nel sud Europa, è infatti leader nella produzione in Portogallo, e secondo produttore di carta riciclata in Francia e nelle penisole iberiche.

Due delle necessità di Europac erano, e sono, quelle di ottimizzare le performance delle proprie applicazioni e dei propri servizi, e di valorizzare al meglio i processi dell’intera catena di valore dell’industria dell’imballaggio. Spinto da questo obiettivo, il gruppo ha deciso quindi di investire sull’Sd-Wan di GTT, che permetterà a Europac di implementare anche una strategia di supply chain di grande livello. Con una gestione dei cambiamenti, nelle fasi produttive, più competitiva.

“La tecnologia Sd-Wan aggiunge flessibilità e ci permette un’efficiente ottimizzazione della nostra rete, così da supportare le nostre applicazioni cloud-based, che rappresentano un aspetto di fondamentale importanza nell’ottica della strategia digital dell’aziende”, ha commentato David Casas, head of infrastructure and communications di Europac Group.

I servizi di rete e comunicazione targati GTT consentiranno infatti di velocizzare e integrare le funzioni operative interne alle sedi di tutta Europa del gruppo. Non solo. Il data center di Madrid di Europac, grazie all’accordo annunciato lo scorso settembre, potrà usufruire di una piattaforma voice over IP (VoIP) capace di operare su tutte le divisioni europee.

In questo periodo storico, le tecnologie Sd-Wan sono considerate da sempre più esperti IT uno strumento indispensabile per la gestione delle reti, e per garantire un livello di sicurezza sufficiente a non compromettere il rendimento della produzione. Una priorità, anche per GTT.

“Aiutiamo i nostri clienti a connettere le persone all’interno delle organizzazioni, in tutto il mondo, e a qualunque applicazione presente nel cloud”, ha commentato soddisfatto il presidente e CEO di GTT, Rick Calder. Che ha evidenziato come l’obiettivo dell’operatore IT sia quello di “ridefinire le comunicazioni globali per supportare clienti come Europac”. Un sostegno virtuoso, volto a un futuro in cui tecnologia, efficienza e sicurezza possano correre di pari passo.


Per spiccare il volo, l’e-commerce italiano deve guardare all’estero

0 Commenti Pubblicato il 4 ottobre 2018in Ultime Notizie

Continua la crescita dell’e-commerce italiano: +13,6% a luglio. Ma per la svolta è necessario guardare ai mercati esteri con più determinazione, a partire dalla Cina

 

L’e-commerce italiano funziona bene, ma per spiccare il volo dovrà aprirsi all’estero. Secondo una recente indagine realizzata dal portale Idealo, solo il 22% degli e-shop italiani vende oggi anche al di fuori dell’Italia. Ma se la percentuale fosse più alta, i vantaggi sarebbero maggiori.

L’e-commerce italiano infatti potrebbe utilizzare meglio il cosiddetto “cross border trade”, ovvero la possibilità di vendere online anche all’estero. Anche perché i numeri del nostro Paese, considerando il solo mercato interno, sono più che incoraggianti. Nel B2B, ad esempio, ha fatto segnalare un +8% nel 2017. E secondo i dati Istat, nel mese di luglio 2018 l’e-commerce italiano è andato molto meglio (+13,6%) rispetto allo stesso mese del 2017. Mentre la Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, ha evidenziato in una recente ricerca come le vendite online siano cresciute del 9% nel solo ultimo anno.

Ma tutto questo, ancora, non basta. Nonostante ci sia un’apertura verso il mercato straniero, mai prima ad ora segnalata, i numeri devono ancora oggi essere migliorati. Solo l’8% dei negozi digitali italiani ad esempio presenta il proprio e-shop in una seconda lingua differente dall’italiano. E soltanto il 4% di questi permette agli utenti di pagare in una valuta differente dall’Euro.

In questo scenario delicato, l’Italia sembra aver recepito comunque il messaggio. E la Cina, al momento, appare come l’interlocutore più privilegiato. Di recente, il Ministero delle Politiche agricole ha annunciato una nuova collaborazione e-commerce con il gigante cinese Alibaba. Nel piano del governo italiano, infatti, c’è la realizzazione di una sezione del portale cinese, esclusivamente dedicata al made in Italy enogastronomico.

Una partnership che sembra fare il paio con quanto accadrà, prossimamente, con l’inaugurazione del portale HelloITA, frutto della collaborazione tra Alibaba e Agenzia ICE. HelloITA sarà il primo “piano-paese” integrato di marketing a supporto delle imprese italiane sui canali e-commerce del gruppo. Un portale che prevede l’apertura su Tmall del padiglione virtuale HelloITA, dedicato sia alle aziende italiane già operative sul marketplace diretto Tmall, sia a realtà esordienti che intendono espandere la propria presenza sul mercato cinese.

Due iniziative significative, che fanno capire come l’e-commerce italiano si stia aprendo al mercato estero. E che mostra come il miglioramento della connettività, a supporto delle attività di acquisto e di vendita online, sia ormai una scelta decisiva per istituzioni e aziende. Una priorità che caratterizza anche GTT, che da sempre si pone il duplice obiettivo di connettere le persone e le aziende, e di aumentare l’offerta di servizi cloud networking per i propri clienti.


Intelligenza artificiale, la scuola guarda al futuro (anche in Italia)

0 Commenti Pubblicato il 1 ottobre 2018in Ultime Notizie

Entro il 2021 l’intelligenza artificiale applicata all’educazione crescerà negli Stati Uniti del 47,5%. Ma anche nel nostro Paese iniziano ad emergere esempi virtuosi

 

L’intelligenza artificiale continua a rivoluzionare il mondo. Dopo aver modificato gli equilibri di settori delicati come l’e-commerce, la sanità e la finanza, ora l’AI sembra puntare sempre di più sull’educazione.

Negli Stati Uniti, infatti, l’intelligenza artificiale applicata a questo ramo crescerà con un trend previsto del 47,5%, da qui al 2021. Un dato importante e significativo, che fa capire quanto le nuove generazioni abbiano l’opportunità di usufruire di un sistema educativo completamente diverso, rispetto a quello dei Millennials e dei Centennials.

 

Per dirlo con le parole tratte da un saggio di Rose Luckin, professoressa di Scienze dell’apprendimento alla University College di Londra, “l’intelligenza artificiale permetterà di aprire la scatola nera dell’apprendimento”. E di farlo attraverso l’applicazione utile di tecnologie nuove, nella vita quotidiana degli studenti.

Strumenti e tecnologie che, ad esempio, saranno in grado di supportare casi di disabilità o altri disagi dell’apprendimento. O ancora, di semplificare la vita degli studenti creando un ponte educativo tra la formazione psicopedagogica maturata in ambito accademico e la sperimentazione innovativa.

In questo contesto, tre esempi virtuosi arrivano proprio dall’Italia. Il nostro Paese, che dall’introduzione del Piano Calenda ha accolto la Industry 4.0 nelle proprie priorità strategiche del futuro, ha dato il via, di recente, al primo Curriculum di Educazione Civica Digitale per la scuola italiana. Un sillabo che ha lo scopo di inquadrare il corpus di temi e contenuti che sono alla base dello sviluppo di una piena cittadinanza digitale degli studenti. Un progetto cofinanziato dall’Unione Europea, che sostiene l’educazione civica digitale attraverso i concetti di spirito critico e responsabilità, implementando la conoscenza delle tecnologie e del loro uso. Compresa quella artificiale.

Non solo. Altri due esempi, più specifici, sono arrivati di recente da Genova e Napoli. Nel primo caso, il software developer Riccardo Arduino ha ideato l’applicazione Lifem. Un sistema di intelligenza artificiale in grado di risolvere il ritardo nella diagnosi dei disturbi, e delle disabilità. E che rileva in maniera univoca la dislessia, la discalculia e la disgrafia, risultando utili anche agli ambulatori clinici.

Ma l’intelligenza artificiale è stata protagonista anche a Napoli. Perché proprio qui, in occasione dell’evento MidìEdu4.0Kids, tecnologie e apprendimento sono andati di pari passo. E sono state le protagoniste di una serie di meeting in cui le principali realtà che operano a livello nazionale nel campo della didattica e della pedagogia innovativa – da Codemotion a Scuola di Robotica di Genova, fino a Roma Makers – hanno fatto il punto sulla situazione. Accogliendo, come relatore, anche un robot umanoide progettato da SoftBank Robotics.

Ed evidenziando come la relazione tra intelligenza artificiale ed educazione, tra formazione psicopedagogica ed innovazione, sia sempre più vicina. Anche nel nostro Paese.

 


La rete GTT si espande in est Europa, il futuro dell’innovazione

0 Commenti Pubblicato il 27 settembre 2018in Ultime Notizie

L’annuncio di GTT, che ha aumentato l’offerta di servizi cloud networking, va di pari passo con un trend che vede i Paesi dell’area CEE in crescita  

Investire sull’Europa centro-orientale con l’obiettivo di garantire la fibra ottica per tutti: è con questo obiettivo che GTT, di recente, ha annunciato l’espansione della propria rete nei Paesi dell’area CEE. Due le parole chiave di questa operazione: connettere le persone e le aziende, e aumentare l’offerta di servizi cloud networking per i propri clienti.

Rick Calder, presidente e CEO di GTT è stato chiaro: “Quello dell’Europa centro-orientale è un mercato di rilevante importanza per GTT”. E i trend più recenti, in effetti, sembrano confermarlo. L’area CEE è infatti tra le più emergenti per quanto riguarda innovazione e IT. E sono sempre di più i Paesi dell’Europa centro-orientale che stanno impostando le proprie politiche, considerando come parametri principali tecnologia e connettività. Il problema, però, è che spesso alle volontà politiche e aziendali non corrisponde una rete strutturalmente valida a supporto degli investimenti.

Ed è in questo contesto che si inserisce il lavoro di GTT. Che sta potenziando la sua rete cloud tra i PoP distribuiti in quattro Paesi strategici: Germania, Austria, Ungheria e Turchia. Aggiungendo un percorso alternativo a latenza più bassa, da Budapest a Sofia. E utilizzando una tecnologia ottica di nuova generazione, in grado di espandere ulteriormente la propria capacità per allinearsi con la domanda di mercato.

Domanda di mercato che nei Paesi CEE è in costante crescita.Sono molti i segnali positivi che confermano la bontà dell’investimento di GTT. Tra i primi dieci Paesi al mondo in cui la rete internet funziona più velocemente, ad esempio, ci sono proprio Romania (quinta) e Ungheria (nona). Ed è dalla Romania che arriva anche una delle realtà innovative più in crescita d’Europa: Nucleus Technology, una startup in grado di offrire un modo innovativo per implementare l’efficienza dei dipendenti, attraverso l’utilizzo industriale della realtà aumentata. Di recente, Nucleus Technology ha ottenuto la StartUpPath’s Pitch Competition. E i due fondatori hanno vinto la possibilità di trascorrere un mese in California, al fianco delle aziende più innovative del mondo.

Dalla Polonia, invece, arriva un secondo esempio significativo, che mostra invece quanto il potenziale dei Paesi CEE sia spesso poco e mal sfruttato. Secondo un recente report preparato da Startup Poland Foundation, infatti, ben l’83% delle startup polacche, per sopravvivere è costretta a vendere all’estero o a farsi acquisire da gruppi aziendali più grandi. Le ragioni? Legate da una parte a un ecosistema non ancora pienamente pronto ad accogliere l’innovazione e la mancanza di specialisti IT e, dall’altra, all’assenza di una connettività e una rete in grado di sostenere le richieste di banda delle startup stesse.

Quest’ultimo fattore, rafforza a pieno le motivazioni dell’investimento di GTT. E spiega la logica della scelta di espandere proprio in quell’area la rete, di cui le aziende innovative dell’est Europa in cerca di fibra ottica, da oggi, potranno usufruire.


Stampa 3D: ancora luci e ombre, ma la rivoluzione è dietro l’angolo

0 Commenti Pubblicato il 24 settembre 2018in Ultime Notizie

Entro il 2021 il fatturato previsto in Europa per la stampa 3D è di oltre nove miliardi di dollari, e la crescita procede. Ma le difficoltà non mancano

La vita dell’essere umano, in futuro, sarà sempre più nel segno della stampa 3D. Secondo una stima dei dati forniti dalla Commissione Europea, infatti, entro il 2021 il mercato della stampa 3D incrementerà notevolmente il proprio valore. I dati parlano di ben nove miliardi e mezzo di euro di fatturato. Un trend importante, di grande crescita, che influenzerà l’andamento di interi settori come l’architettura e l’agricoltura. E che ha portato le istituzioni europee a pensare ad una possibile regolamentazione dei suoi prodotti e del suo utilizzo così come della loro distribuzione.

Ad oggi, le uniche norme che prevedono una forma di tutela del consumatore sono quelle della responsabilità civile disciplinate dall’attuale direttiva sul commercio elettrico, e quelle sulla responsabilità del produttore. Ma questo non basta. I corridoi di legge imposti dall’UE non sono specifici. E nessuna delle disposizioni di oggi precisa di chi siano le responsabilità in casi particolari: dall’utilizzo del prodotto stampato al diritto d’autore degli oggetti creati, fino alla libertà d’uso degli stessi.

La sfida per l’Europa non è semplice. Da una parte è in netta crescita un mercato nero, sempre più selvaggio, che mette le stampanti 3D anche nelle mani di chi non ha l’esperienza tecnica per usarle. Dall’altra il limite tra regolamentare in modo democratico le nuove tecnologie e imbrigliare le mani dei produttori attraverso una limitazione troppo forte delle libertà d’azione, è sempre da tenere in considerazione.

In questo contesto, mentre l’UE lavora a una soluzione, l’innovazione continua a correre. Tra luci ed ombre. Come quelle rappresentate dal rapporto tra velocità di stampa, qualità dei materiali e aumento della temperatura. Ricercatori e aziende produttrici impegnati nella stampa 3D, stanno lavorando in questa direzione, senza però compromettere la struttura della stampante, attraverso il contenimento delle temperature. I risultati, richiedono certamente pazienza.

Una pazienza che, in alcuni campi come l’architettura e l’agricoltura 4.0, sta già pagando. Ne è un esempio quanto successo in Italia lo scorso luglio, quando un consorzio di imprese costituito da Italcementi, Arup e Cybe ha realizzato un edificio di 100 metri quadrati con zona giorno, notte, cucina e bagno in meno di una settimana. Un dato record, già abbattuto dalla startup statunitense Icon. Che grazie alla stampa 3D e alla stampante Vulcan, un colosso che misura 7 metri per 10, è stata capace di erigere una casa in sole 24 ore. Un modello che Icon stesso sta pensando di replicare nel 2019 a El Salvador, attraverso la stampa 3D di 100 abitazioni destinate a famiglie in difficoltà.

Arup e Cybe da una parte e Icon dall’altra sono l’esempio di come l’innovazione possa entrare con prepotenza nelle vite delle persone comuni, supportandole nei momenti di difficoltà. E di come la stampa 3D sia destinata a modificare abitudini e tempi dell’essere umano.


La crescita dell’industria 4.0 mette tutti d’accordo, anche in Italia

0 Commenti Pubblicato il 20 settembre 2018in Ultime Notizie

Confermati anche per il 2019 gli incentivi alle imprese per gli investimenti sull’industria 4.0, che hanno fatto segnare nel 2017 una crescita del +30%

Più del 30% di crescita in un solo anno: l’industria 4.0 italiana continua a correre, nonostante le incertezze. E mette tutti d’accordo, anche in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano infatti, presentato in Assolombarda a Milano, il valore del mercato nel 2017 ha raggiunto nel nostro Paese quota 2,3-2,4 miliardi di euro.

Un trend che dimostra come il fenomeno non sia più temporaneo, ma diventi con il passare del tempo sempre più strutturale. E che evidenzia come quasi la totalità delle imprese italiane sia ormai a conoscenza degli incentivi messi a disposizione dal Piano Calenda, che dal 2016 ha aperto le porte, seppur timidamente nelle sue fasi iniziali, alla quarta rivoluzione industriale in Italia.

Su un campione di 236 imprese provenienti da tutti i settori, l’osservatorio del Politecnico ha evidenziato infatti che il 92% degli intervistati conosce quali siano gli incentivi del piano (era l’84% lo scorso anno), mentre il 55% ha detto di aver già implementato soluzioni 4.0. Non solo. Il 15% delle aziende sottoposte all’indagine, ha dichiarato di trovarsi in fase esplorativa per capire quando e come agire. E solo il 2,5% non sa ancora che cosa significhi la parola industria 4.0.

Industria 4.0 che, nel vocabolario delle imprese del nostro Paese, dimostra di avere diverse accezioni. La maggiore componente è certamente l’Internet of Things, in cui sono stati investiti nel 2017 circa 1,4 miliardi di euro, facendo segnalare un +30% rispetto al 2016. A seguire Industrial Analytics (410 milioni, +25%), Cloud Manufacturing (200 milioni, +35%), Advanced Automation (145 milioni, +20%) e Advanced Human Machine Interface (30 milioni, ma con il 50% di crescita d’investimento).

Questi dati fanno emergere un quadro positivo. E fanno ben sperare per il futuro, nonostante le incertezze che avevano preoccupato alcuni addetti ai lavori, a causa del passaggio di testimone dei due esecutivi politici a cavallo delle elezioni dello scorso 4 marzo. Elezioni che non hanno cambiato però la geografia politica degli intenti: di recente infatti, il ministro delle Infrastrutture Luigi Di Maio ha confermato gli incentivi di industria 4.0 per il 2019, dando continuità alla linea precedente.

E la circolare ministeriale divulgata lo scorso mese sull’elenco dei beni immateriali riconducibili al Piano Nazionale Industria 4.0, ha favorito ancora l’accesso al credito delle imprese. Grazie alla conferma degli iper-ammortamenti, infatti, le aziende potranno investire sull’acquisto o l’acquisizione in leasing di attrezzature, impianti, hardware e software.

Agevolazioni che si rivolgono anche, se non soprattutto, a micro, piccole e medie imprese. E che per il 2018 possono far leva ancora su un tesoretto di circa 174 milioni di euro, la porzione rimasta disponibile dello stanziamento complessivo di 1,2 miliardi di euro decretato dal governo per l’anno in corso. Una conferma di come l’industria 4.0 continui a rappresentare il presente e il futuro di aziende e attività, anche in Italia.


In vino veritas! Con la vendemmia hi-tech il digitale arriva tra i campi

0 Commenti Pubblicato il 17 settembre 2018in Ultime Notizie

Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Agrifood, la crescita della vendemmia hi-tech continua spedita. E le nuove tecnologie possono salvare le produzioni del futuro

Per capire come si svilupperà il mercato del vino di domani, serve conoscere la vendemmia hi-tech di oggi. È sempre più in crescita, infatti, il numero di campi, vigneti ed aziende vinicole che negli ultimi anni hanno iniziato ad adottare nuove soluzioni tecnologiche per migliorare la propria produzione. Un quadro di digitalizzazione dove c’è ancora molto lavoro da fare, ma che ha mostrato margini di crescita notevoli.

In Italia, il percorso della vendemmia hi-tech è iniziato circa due anni fa. Con l’entrata in vigore del registro dematerializzato, divenuto obbligatorio dal gennaio 2017, si è proceduto all’eliminazione di circa 65mila registri cartacei, che hanno permesso di semplificare la vita a migliaia di produttori.

 

Dal registro digitale, strumento utile che ha permesso di facilitare le attività di rilevazione e controllo sulla filiera del vino, è iniziato un percorso virtuoso che ha portato la vendemmia hi-tech ad essere considerata una priorità per più realtà italiane. Una priorità strategica che si lega a doppio filo al mercato del comparto agrifood, che con quasi 300 miliardi di euro di fatturato costituisce il secondo settore manifatturiero nel nostro Paese e contribuisce per oltre l’11,3% del Pil.

Secondo i dati del primo Osservatorio Smart Agrifood, sono oltre 220 le soluzioni di Agricoltura 4.0 offerte da più di una settantina di aziende, tra imprese tradizionali e startup, vendor e fornitori di rete. Un mercato che si attesta sui 100 milioni di euro nel nostro Paese e che ha enormi margini di crescita, soprattutto nel momento in cui si risolveranno alcune delle lacune dell’ecosistema di oggi.

Da una parte la disponibilità della banda larga ed extra-larga, che nelle zone rurali non è sempre garantita. Dall’altra lo sviluppo delle infrastrutture di sistema, sostenuto solo parzialmente dagli ammortamenti del Piano Industry 4.0. In terzo luogo, la necessità di connettere una filiera fatta di tanti protagonisti che devono trovare il modo di parlare tra loro.

Vendemmia hi-tech significa coltivare una stagione in cui semi e sensori digitali, vigneti e droni, trattori-agridata e web mapping coesistono, in nome di uno sviluppo digitale del mercato vinicolo, e di un abbattimento intelligente dei costi. Ed è in questo contesto, che spicca il progetto del Consorzio Tutela Vini Montefalco, in Umbria.

Un esperimento di business molto interessante, che si basa su un modello di assistenza tecnica tramite il ricorso ai sistemi informatici, per la gestione dei vigneti. L’obiettivo? Migliorare la qualità del vino Sagrantino Docg e massimizzare la produzione grazie a un progetto che monitora la malattia delle piante e analizza i dati meteo grazie all’uso di una stazione in tempo reale.

Un sistema che permetterà alle aziende del consorzio di massimizzare la produzione e di ridurre il ricorso ai fitofarmaci usati in vigna. Un esempio virtuoso in cui, grazie al ricordo alla vendemmia hi-tech si permetterà di risparmiare denaro e di investire sulla prevenzione.