Intelligenza Artificiale e uomo, alleati per un mondo migliore

Pubblicato il 23 Novembre 2017in Ultime Notizie

Le porte dell’Intelligenza Artificiale sono spalancate sul mondo ed è in corso un nuovo dibattito relativo alle regole e alle leggi da seguire, con l’obiettivo di renderla compatibile con l’uomo

Definire che cosa sia, in una sola frase, l’Intelligenza Artificiale (AI) è impresa quasi impossibile. Perché il concetto comprende, al suo interno, una grande quantità di argomenti, che possono spaziare dalla pura informatica di precisione allo studio della neurologia, fino agli approfondimenti sul funzionamento del cervello umano. Una cosa, però, è certa: le porte dell’Intelligenza Artificiale, ormai, sono spalancate sul mondo, e i progressi fatti registrare negli ultimi anni parlano chiaro.

Tra computer sempre più potenti, software molto elaborati e investimenti in aumento, l’AI è pronta per avviarsi definitivamente verso la definitiva consacrazione: realizzare delle macchine che siano capaci di imitare i comportamenti umani e a supportarli nella gestione delle difficoltà quotidiane.

Questa crescita sorprendente è confermata dal dibattito, sempre più vivo, che si è creato a riguardo. Di recente è stato un professore di Scienze informatiche all’Università di Washington, Oren Etzioni, a proporre tre nuove leggi per regolare le intelligenze artificiali, usando come base di partenza le tre leggi della robotica di Isaac Asimov, del 1942. Asimov diceva che un robot non può “recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva un danno”. Precisava che un robot deve “obbedire agli ordini impartiti dagli essere umani purché non contravvengano alla Prima legge”. E concludeva specificando che “un robot deve proteggere la propria esistenza, purché tale autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge”.

Nella sua proposta, Etzioni ha confermato questi principi, ma li ha incanalati in un contesto più realistico. Il professore ha prima specificato che “un’intelligenza artificiale deve essere soggetta a tutta la gamma di leggi che si applica al suo operatore umano”, ponendo di fatto sullo stesso piano, di fronte alla legge, uomini e robot, per evitare che queste macchine possano danneggiare l’uomo attraverso azioni di cyberbullismo o di manipolazione dei dati. Poi ha evidenziato che “un’intelligenza artificiale deve sempre rivelare esplicitamente di essere tale”, in modo che i chatbot siano obbligati dai loro programmatori a esplicitare il fatto di essere macchine. Infine ha precisato: “Un robot non può memorizzare o rivelare delle informazioni confidenziali a meno che non abbia ricevuto un esplicito permesso da parte della fonte di queste informazioni”.

In questo contesto di rinnovamento, non solo delle tecnologie, ma anche del codice linguistico, l’Intelligenza Artificiale continua i suoi passi da gigante. Di recente, Google ha presentato “AlphaGo Zero”, la nuova versione AI del motore di ricerca più famoso al mondo, capace di giocare a “Go”, il famoso gioco da tavola cinese di 2500 anni fa, senza alcun aiuto da parte degli esseri umani.


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