Start-up, in Italia è boom di acceleratori e incubatori digitali

Pubblicato il 3 Maggio 2018in Ultime Notizie

È sempre più in crescita il fenomeno degli incubatori digitali a sostegno delle imprese innovative: sono oltre duemila, le startup coinvolte negli hub dell’innovazione. E la Cina guarda a Milano

Tra incubatori digitali e hub 4.0, l’Italia è la patria delle start-up innovative e degli hub dell’innovazione. E grazie ai centri specifici previsti dal piano Calenda, il ponte tra imprese, ricerca e finanza potrà essere più semplice. A dirlo una recente indagine condotta da CNA e Fondazione Cotec su un campione rappresentativo di micro e piccole imprese, che in Italia sono circa 4,3 milioni.

Una ricerca, presentata in occasione di “CNA è innovazione – La rete dei DIH della CNA” e del lancio del progetto CNA Hub 4.0, dalla quale è emerso un dato significativo: tra il 2014 e il 2016, le imprese innovative italiane sono state circa il 42% del campione complessivo. Una percentuale straordinaria se si pensa quanto pesi l’assenza di agevolazioni fiscali strutturali e la carenza di mezzi finanziari. Un numero reso possibile anche dalla capacità di queste imprese di fare rete e di affidarsi a incubatori e acceleratori privati per crescere prima, e meglio.

Per incubatori digitali si intendono tutte quelle strutture a sostegno delle startup innovative. E si possono dividere in tre categorie. La prima, gli incubatori di business che accolgono progetti di tipo industriale. La seconda tipologia, gli incubatori sociali che abbracciano progetti a impatto sociale. La terza categoria, quella degli incubatori digitali misti, una fusione delle prime due.

In linea generale, gli acceleratori di startup offrono servizi di supporto manageriale, di ricerca dei finanziamenti, di sviluppo di relazioni di business e di formazione imprenditoriale. Sono 162 in tutta Italia. E muovono, da soli, circa 183 milioni di euro complessivi. Sono preziosi perché riescono a colmare il gap organizzativo presente ancora oggi nel nostro Paese per chi si affaccia al mondo dell’innovazione. E sono in crescita.

Secondo i dati del Politecnico di Torino, infatti, nel 2016 gli incubatori digitali hanno dato spazio a oltre duemila startup, che a loro volta hanno impiegato più di 4.500 persone, per un fatturato complessivo di poco inferiore ai 300 milioni di euro. Un dato generale che vede la Lombardia primeggiare al nord, con il 25,3% delle strutture. Che vede Toscana (9,9%) ed Emilia Romagna (9,3%) seguire al centro. E che mostra la Sicilia prima al sud (4,3%), ma ancora lontana dal resto del Paese.

Un Paese che comunque, pur lottando tra tante criticità, continua a essere attraente agli occhi degli investitori stranieri. Ne è la dimostrazione il recente accordo stretto tra Fondazione Politecnico e Tsinghua University di Pechino. Una partnership che prevede l’investimento del colosso cinese Tus Star, il più grande incubatore al mondo con oltre 5mila aziende al suo interno, nel complesso Bovisa Tech di Milano. L’accordo si inserisce nel programma del Bovisa Design District, il distretto milanese dell’innovazione, nel quale si creerà una piattaforma per gli investimenti cinesi, incentivando il trasferimento tecnologico fra le rispettive accademie.


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