Banda larga, in Italia la copertura c’è: e ora, cosa manca?

Pubblicato il 6 Ago 2018in Ultime Notizie

I passi avanti sulla banda larga sono evidenti, anche se non mancano i problemi. E i modelli da seguire in Europa sono due…

Sulla banda larga in Italia la copertura c’è, ora è necessario far decollare la domanda degli utenti. È questo quanto emerge dallo studio I-Com “Cantiere Digitale – Lo Stato di avanzamento nelle reti e nei servizi”, presentato in occasione del convegno annuale di Aiip lo scorso aprile.

Nonostante i ritardi infrastrutturali rispetto agli altri Paesi della zona UE, infatti, la voglia di recuperare il terreno perso e gli investimenti mirati su alcuni progetti specifici hanno permesso al nostro Paese di raggiungere un obiettivo importante: il 99,3% delle abitazioni italiane, oggi, viene raggiunto dalla fibra ottica.

 

Un risultato importante, ma non sufficiente. Secondo lo studio I-Com, infatti, nonostante la copertura della banda larga ci sia, la percentuale delle abitazioni realmente connesse è ancora al di sotto della media UE: solo il 79% delle abitazioni italiane è realmente connesso alla fibra. Una percentuale ben distante dalle prime della classe, Paesi Bassi (98%) e Lussemburgo (97%), e dalla media europea stessa (85%).

In ogni caso, non c’è da disperare. Perché le prospettive sorridono al futuro tecnologico del nostro Paese, e il potenziale inespresso è ancora tanto. Open Fiber, la società che si sta occupando di portare la fibra di Stato su tutto il territorio, ha evidenziato nel convegno “Italia a tutta fibra”, che la strada è tracciata. E che, attraverso il proprio progetto, ci sarà definitivamente la possibilità di colmare il vuoto nella domanda di oggi, arrivando a connettere, attraverso la fibra ottica, le case di tutta la penisola.

Non solo abitazioni. Un altro tema delicato è certamente quello delle zone industriali, che oggi sono più in affanno. Secondo uno studio della società di consulenza EY, ben 7mila zone industriali su 11mila non hanno nemmeno la banda larga, che oggi copre la quasi totalità delle abitazioni italiane. Un fatto preoccupante, anche perché giunge in un periodo storico in cui le imprese stanno avviando la propria rivoluzione digitale usufruendo degli iper-ammortamenti del piano Calenda per innovarsi.

In questo contesto, le speranze sono riposte in due elementi. Da una parte, il piano relativo alla banda ultra larga, per il quale sono già stati stanziati 3,4 miliardi di euro. Un piano la cui prima fase è in stato avanzato, e che ha l’obiettivo di estendere la fibra ottica di massimo livello proprio nelle aree del Paese dove ha sede il 65% delle aziende italiane. Dall’altra parte, invece, sono due i modelli europei virtuosi da seguire. La Svezia, che ha sempre considerato la banda larga come arma da mettere a disposizione delle aziende, e come stimolo agli investimenti nelle aree geografiche più arretrate. E il Portogallo, Paese capace di dialogare, attraverso la società Portugal Telecom, con operatori terzi offrendo loro servizi internet senza oneri infrastrutturali.

Due esempi di come fibra ottica, banda larga e ultra larga riescano a migliorare l’ecosistema delle imprese e degli investimenti, in nome dell’innovazione e del futuro.


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