Performance di rete, come migliorarla?

0 Commenti Pubblicato il 28 marzo 2017in L'angolo dell'Esperto

Latenza e throughput sono oggi fattori determinanti per valutare le performance di rete e le prestazioni offerte da un provider

 

Quando si parla di cloud computing, la performance di rete è tra gli elementi maggiormente trascurati. Spesso, infatti, le aziende preferiscono  sottolineare le capacità delle loro macchine virtuali o le loro offerte legate ai sistemi di software, nonostante velocità, latenza e capacità (o throughput) di rete siano fattori determinanti per il funzionamento di qualsiasi applicazione cloud-based.

I compiti della rete all’interno di un’architettura cloud sono essenzialmente due. Da un lato collegare tra loro i luoghi fisici che ospitano le attività di storage e di elaborazione dei dati, che si trovano generalmente in almeno due luoghi geografici diversi. Dall’altro connettere i server sui quali si poggiano le applicazioni usate dagli utenti, che possono essere esterni (e quindi accedere via Internet) o interni (e quindi utilizzare reti WAN private). In entrambi i casi il tempo ideale di risposta, dall’input dell’utente alla visualizzazione a schermo, dovrà essere inferiore ai 200 millisecondi per non generare un’eccessiva attesa e causare insoddisfazione negli utenti.

Nonostante l’elevatissima velocità di trasmissione disponibile oggi, è comunque necessario considerare ulteriori due elementi per una corretta valutazione del tempo di risposta. Innanzitutto, il tempo necessario al server per ricevere l’informazione, elaborare la risposta e inviarla. In secondo luogo il round trip time, vale a dire il tempo necessario affinché i dati vengano trasmessi dal computer client al server e facciano ritorno al client. A questi si aggiungono, inoltre, il tempo di conversione del segnale (da elettronico a ottico e viceversa), i ritardi causati dall’hardware di rete e quelli relativi alla correzione degli errori di trasmissione.

In questo senso, il Virtual Data Center (VDC) di Interoute può vantare la migliore performance di rete e la più bassa latenza, nelle connessioni transatlantiche tra Europa e USA. Considerando che la latenza occupa la maggior parte del tempo di risposta a disposizione, infatti, per riuscire ad ottenere un’esperienza ottimale (circa 150 millisecondi sui 200 disponibili) anche il più piccolo miglioramento permette di disporre di un tempo maggiore per processare i dati a livello di data center. E rispetto agli altri provider di servizi cloud, i vantaggi presentati dal VDC Interoute appaiono evidenti.

Un ulteriore indicatore della performance di rete inoltre è costituito dal throughput, vale a dire la quantità di dati che può essere trasferita attraverso la rete in un dato periodo di tempo. A livello di data center, i principali provider di servizi cloud forniscono un valore medio di throughput di circa 0,3 Gb/s mentre il VDC di Interoute fa registrare livelli di 1,3 Gb/s tra Londra e Amsterdam, e di 1,1 Gb/s tra Londra e New York.

Al di là del puro valore numerico, è comunque fondamentale evidenziare come la performance di rete sia costante nel tempo: in questo senso, il VDC di Interoute consente di non dover scendere a compromessi, grazie alla backbone globale a bassa latenza ed elevato throughput, che permette di connettere velocemente i vari nodi che compongono il virtual data center.

 

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Digitalizzazione dei servizi, ecco i consigli di Interoute per permettere alle aziende di vincere la sfida tecnologica

0 Commenti Pubblicato il 23 marzo 2017in Ultime Notizie

 Matthew Finnie (CTO Interoute) ha spiegato in un webinar i segreti della digitalizzazione dei servizi: pianificazione, innovazione, monitoraggio e proattività

Automazione e informatizzazione, virtualizzazione e cloud computing: sono questi alcuni dei pilastri della digitalizzazione dei servizi. La digital transformation sta diventando una priorità strategica per un numero sempre maggiore di aziende, e il trend a riguardo è in crescita. I numeri, in Italia, sono infatti incoraggianti: gli investimenti sul digitale compiuti nel decennio 2006-2016 hanno avuto un incremento del +4%, anche se la strada da fare è ancora molto lunga: secondo uno studio del Digital Economy and Society Index 2016 (DESI), infatti, se si guarda alla digital transformation il nostro Paese si colloca appena 25esimo in Europa. Dietro ci sono solo Grecia, Bulgaria e Romania.

Come dimostra il report Digital Transformation Drives Customer Engagement curato da Deloitte, in ogni caso, le aziende hanno dovuto dare priorità agli investimenti sulla digital transformation come mai prima, in risposta alla rapida evoluzione delle esigenze dei clienti e dalle loro sempre crescenti aspettative. Comprendere il proprio vantaggio competitivo, per un’azienda, è oggi quindi un primo passo fondamentale. Allo stesso modo è importante incanalare le risorse adeguate per indirizzare la digitalizzazione dei servizi nella giusta direzione. I metodi per farlo? Li ha recentemente spiegati Matthew Finnie, CTO di Interoute, in un webinar dedicato, elencando i quattro passaggi da realizzare per avere successo in questo ambito. Un’azienda deve essere capace innanzitutto di pianificare gli investimenti per intraprendere il cambiamento. Poi, deve dimostrarsi brava a innovare per riposizionarsi sul mercato e a capire gli andamenti dell’innovazione per intercettare i suoi bisogni. Infine è necessario rendersi proattivi quando ci sono dei cambiamenti in corso.

Che la digital transformation assuma un ruolo sempre più importante lo sa bene anche Interoute, che da sempre vede nella digitalizzazione dei servizi una priorità. A supporto delle aziende, infatti, Interoute offre il servizio Interoute Cloud Connect (ICC), che opera come un “Acceleratore Cloud”. Lanciata nel 2015, ICC ottimizza in modo intelligente i flussi di dati delle applicazioni tra cloud delle sedi locali e il cloud privato della sede centrale, e accelera i servizi fruiti attraverso il cloud pubblico. Grazie a ICC, l’azienda ha la possibilità di garantire un risparmio di almeno il 50% rispetto alle soluzioni component-based.

Altro servizio importante, presentato da Matthew Finnie nel suo webinar, è quello della Enterprise Digital Platform. Si tratta di un’infrastruttura globale e sicura in grado di integrare una soluzione di Software Defined Network all’interno di una rete globale composta dai 17 nodi cloud del Virtual Data Center (VDC) di Interoute, in modo da ottimizzare le applicazioni e i servizi. In questo modo si permette alle aziende di integrare i sistemi legacy, digitali e di terze parti in un’unica piattaforma globale, sicura e connessa privatamente.

Una necessità sempre più sentita per le imprese, che attraverso la digitalizzazione dei servizi potranno gettare così le basi per il loro futuro.

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MONIN sceglie Interoute per creare un ponte tra le sedi produttive in Cina e in Europa

0 Commenti Pubblicato il 21 marzo 2017in Casi di Successo

Interoute renderà più rapido il trasferimento dei dati dell’azienda internazionale di sciroppi grazie alla rete MPLS a bassa latenza sicura e affidabile e alla piattaforma cloud distribuita presente in tre diversi continenti

 

Una rete MPLS ad alta capacità per gestire il trasferimento dei dati, un servizio di qualità per collegare le sedi dell’azienda in Cina e in Europa: MONIN, produttore francese di sciroppi aromatizzati venduti in 145 paesi in tutto il mondo, ha scelto Interoute come partner tecnologico. L’obiettivo è quello di creare un ponte tra lo stabilimento dell’azienda a Jiaxing, in Cina, con l’Headquarter di Bourges, in Francia. E tra le prospettive di quest’anno, si aggiunge anche quella di collegare queste due sedi con un terzo impianto produttivo a Kuala Lumpur, in Malesia.

Non solo Europa e Asia, però. MONIN gestisce anche un sito di produzione negli Stati Uniti e possiede 70 showroom in tutto il mondo, nei quali viene mostrato in che modo è possibile utilizzare gli sciroppi nei bar, negli hotel e nei ristoranti di tutti i paesi. Queste sedi scambiano continuamente numerose informazioni con l’Headquarter di Bourges, comprese grandi quantità di materiale grafico, destinate al reparto marketing: da qui l’importanza di una rete globale che sia efficiente, e, di conseguenza, la scelta di un partner tecnologico all’altezza delle necessità.

Non è un caso che Interoute, oltre ai servizi di rete MPLS, ospiterà anche il sito web di e-commerce di MONIN, oltre ai dati aziendali nei nodi Virtual Data Center (VDC) di Hong Kong e Singapore. Inoltre, consentirà a MONIN uno scambio affidabile e sicuro dei dati, la sincronizzazione e il provisioning rapido di file per le funzioni di business quali R&S e marketing, in tutto il mondo.

Uno sguardo volto al futuro, una partnership consolidata da una stima reciproca, per la soddisfazione di Pierre-Eric Cognard, Group CIO e DO di MONIN: “Ho lavorato con Interoute in numerose occasioni in passato, naturale conseguenza è stato quindi consultarli nel momento in cui abbiamo dovuto scegliere un operatore di rete per il nostro stabilimento in Cina”. Cognard ha poi sottolineato: “Con Interoute abbiamo un unico punto di riferimento in tutto il mondo, invece di diversi provider locali. Abbiamo anche accesso a un supporto tecnico 24 ore su 24, 7 giorni su 7, così come dei referenti commerciali dedicati. In questo modo, rafforziamo la coerenza nelle nostre infrastrutture e sistemi, e, avendo ovunque la stessa tipologia di servizio, anche la gestione è molto più semplice”.

Per maggiori informazioni sulla partnership tra Interoute e MONIN, è possibile trovare il Comunicato Stampa integrale qui.

 

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Ultrabroadband: secondo Agici, tra costi e benefici la torta vale 380 miliardi

0 Commenti Pubblicato il 16 marzo 2017in Ultime Notizie

Nel report realizzato per il 2016 da Agici spiccano i dati relativi all’ultrabroadband: la strada è aperta, ora servono investimenti mirati e continuità dei processi 

Ultrabroadband, la torta vale potenzialmente 380 miliardi di euro: a dirlo un report realizzato da Agici, una società di ricerca e consulenza specializzata nel settore delle utilities. Lo studio per il 2016 delle Infrastructure Unit di Agici, infatti, stima che la realizzazione di una moderna rete a banda larga in Italia garantirebbe al Paese benefici a nove zeri, solamente nel periodo 2016-2030. Il dato dei 380 miliardi è il più alto fra tutti gli altri settori analizzati (oltre alle telecomunicazioni, anche energia, logistica, idrico, rifiuti, autostrade e ferrovie). E il risultato si basa su un’analisi costi/benefici che considera sia gli impatti diretti generati nella fase di realizzazione dell’infrastruttura, sia gli impatti indotti, generati dalla possibilità di usufruire di servizi innovativi ad alto valore aggiunto.

La ricerca, nel caso specifico della categoria ultrabroadband, prende quindi in esame più servizi applicati: dall’e-commerce al telelavoro, dal cloud computing alla formazione universitaria a distanza. E per ottenere la cifra dei 380 miliardi di euro, il rapporto realizza la più classica delle differenze aritmetiche. Da una parte le voci di costo, pari a 139 miliardi, nella quale troviamo gli investimenti infrastrutturali pubblici e privati, i costi di implementazione dei servizi e i costi addizionali per la promozione tecnologica. Dall’altra, invece, i benefici. In questa categoria troviamo sia quelli diretti (i posti di lavoro creati e la riduzione dei costi su tutti) sia quelli indotti (mobilità sostenibile, aumento dell’efficienza), per un totale di 518 miliardi di euro.

La strada insomma è aperta, ma va imboccata nella maniera più giusta per usufruire al meglio dei vantaggi. Agici, infatti, con questo report lancia un allarme di cui tenere conto. Il gap infrastrutturale della nostra penisola rispetto agli altri Paesi comunitari è ancora molto rilevante e i 380 miliardi possono trasformarsi facilmente da “benefici potenziali” a “costi del non fare”, se la rete ultrabroadband non si concretizzerà. Inoltre, non mancano i ritardi sui processi già in corso: l’85% delle opere strategiche analizzate ha tempi più che raddoppiati e il 67% di queste ha subito un incremento di corso anche fino all’80%. Tra queste, ci sono anche le infrastrutture legate al mondo delle TLC.

Non tutto, però, è negativo. Nonostante la spesa per gli investimenti pubblici si sia ridotta del 5%, infatti, secondo il report Agici l’IoT ha ottime potenzialità sia per semplificare le operazioni sia per favorire lo sviluppo di smart grid nell’ambito delle smart city. Non solo. Come evidenziano i dati 2015 della Commissione Europea, l’ultrabroadband è in crescita e la copertura delle connessioni ad almeno 30 Mbps è nettamente migliorata: dal 36,3% del 2014 al 43,9% del 2015. Il trend è inoltre positivo anche per il tasso di penetrazione, che è aumentato non di poco, con una percentuale di sottoscrizioni che è passata dal 3,8% del 2014 al 5,4% del 2015.

Numeri incoraggianti, insomma, di cui tener conto per alimentare ulteriormente la consapevolezza della banda ultralarga nell’Italia del domani.

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Le tecnologie SD-WAN, l’Hybrid-WAN e la digital transformation: ecco il webinar di Interoute

0 Commenti Pubblicato il 14 marzo 2017in L'angolo dell'Esperto

Mark Lewis, EVP Products and Development, affronterà il tema delle tecnologie SD-WAN e dei risvolti futuri: nel sistema integrato del domani, più flessibilità e una sensibile riduzione dei costi

 

Il tema della digital transformation è ormai tra le priorità delle aziende italiane e l’adozione delle tecnologie SD-WAN costituisce un driver di sviluppo sempre più importante. La digitalizzazione dei servizi, infatti, permette di migliorare la user experience dei propri clienti, favorendo i pagamenti digitali e semplificando i passaggi burocratici.

La digital transformation è strettamente legata all’accesso alla banda larga e ultralarga: il cloud ospita già tra il 30% e il 50% del traffico dati delle grandi imprese e accoglierà entro il 2030 anche l’80% del deployment di applicazioni. In questo contesto, secondo un recente studio SDX Central, mentre la larghezza di banda fa registrare una crescita media annua del 20% e le infrastrutture cloud-based si apprestano a sostituire i data center tradizionali, la flessibilità delle tecnologie SD-WAN riveste un’importanza crescente.

Queste tecnologie permettono, infatti, di creare delle reti ibride capaci di offrire diverse possibilità di connessione in tempo reale. Si tratta dell’implementazione del concetto di Software Defined Network (SDN) a livello delle reti geografiche aziendali, che si pone l’obiettivo di trasformare i network tradizionali in piattaforme dinamiche e ottimizzate. Le applicazioni assumono quindi un ruolo centrale, anche perché questo genere di visione viene esteso a qualsiasi tipologia di infrastruttura: non solo lo storage ma anche la sicurezza, i data center e, appunto, le reti geografiche. Del resto, l’utilizzo dei Software Defined Network è sempre più diffuso all’interno di un mondo nel quale la delocalizzazione dei data center e degli utenti è sensibilmente aumentata, e in cui ogni giorno nascono nuovi servizi e applicazioni.

Le tecnologie SD-WAN, che sono in grado di reagire alle alterazioni della rete garantendo continuità al servizio, non hanno tuttavia la volontà di rimpiazzare le reti MPLS già esistenti e apprezzate da molte aziende per le loro molteplici funzionalità. L’obiettivo, piuttosto, è di affiancare le soluzioni già usate oggi, alle tecnologie che stanno emergendo. In questo modo è possibile gettare le basi per un sistema che permetta la loro compresenza, dando vita al cosiddetto Hybrid-WAN. Il risultato è una soluzione integrata che permette di beneficiare di un livello più elevato in termini affidabilità e flessibilità, a fronte di una complessiva riduzione dei costi.

Tutti questi temi saranno anche al centro del webinar in programma giovedì 16 marzo alle 15.00 (ora italiana), tenuto da Mark Lewis, EVP Products and Development di Interoute. Il suo intervento sarà un’occasione per discutere i cambiamenti in corso all’interno del settore IT e del panorama tecnologico di riferimento. Verranno inoltre analizzate le situazioni di maggiore criticità che potrebbero spingere le aziende ad adottare le tecnologie SD-WAN, così come le loro preoccupazioni e le loro resistenze a questo delicato periodo di transizione.

 

Per registrarsi e partecipare al webinar è possibile sottoscrivere il modulo a questo indirizzo.

 

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Medio Oriente hi-tech, oggi è una realtà: dall’Arabia Saudita a Israele, passando per la Turchia, l’innovazione ha un ruolo da protagonista

0 Commenti Pubblicato il 9 marzo 2017in Ultime Notizie

Il potenziale del Medio Oriente hi-tech è stato bene compreso anche da Interoute, che proprio lo scorso anno ha inaugurato i suoi due ultimi nodi VDC a Istanbul

Guerre e conflitti, ma anche startup e progetti innovativi: il Medio Oriente hi-tech è oggi una realtà da tenere altamente in considerazione. Non solo per gli investimenti, che da Israele all’Arabia Saudita, passando per gli Emirati Arabi, non sono mai mancati. Ma anche per un’attitudine, una tendenza che in questi anni è cambiata: il Medio Oriente, e in particolare i monarca sauditi e gli sceicchi emiri, hanno capito che per costruire un nuovo futuro è necessario investire in modo lungimirante i fondi, imponenti, giunti dall’oro nero del petrolio.

Come farlo? Con una ricetta già esplorata da Europa e Stati Uniti: mobilità sostenibile, infrastrutture tecnologiche avanzate e fondi dedicati alla ricerca e all’innovazione. In Arabia Saudita, ad esempio, nella capitale Riad, verrà realizzata una rete metropolitana lunga 176 chilometri e costituita da 85 stazioni. Un’enormità, specie se si considerano i tempi del progetto: l’idea infatti è stata lanciata nel 2013, i lavori sono iniziati nel 2015 e le linee entreranno in funzione entro il 2019. Riad passerà, quindi, da zero a sei linee di metropolitana in quattro anni e si pone l’obiettivo di cambiare la mentalità a un popolo, quello della capitale saudita, che ha sempre visto l’uso dell’automobile come imprescindibile. Alla nuova rete, caratterizzata da vetture leggere in alluminio e dal criterio del basso impatto ambientale, stanno lavorando qualcosa come 50mila persone provenienti da 38 nazionalità diverse. E la nuova metropolitana saudita è fortemente legata al progetto Saudi Vision 2030, che prevede massicci investimenti nelle energie rinnovabili.

Ma Medio Oriente hi-tech significa anche investire sulle start up innovative e sulla formazione. Lo sa bene, e lo sta dimostrando, Israele. Secondo i dati divulgati lo scorso gennaio da IVC-ZAG, infatti, nel 2016 le startup israeliane hanno accolto qualcosa come 4,8 miliardi di dollari, +11% rispetto al 2015 (“fermo” a 4,3 miliardi). Numeri importanti, confermati dalle prime quattro settimane del 2017, con quasi 400 milioni di dollari messi insieme dalle stesse startup “dei record” del 2016. La stagione di crescita è confermata poi dai dati sulla crescita economica (+4%) e sulla disoccupazione (-4,3%), ed è legata ad una mentalità che pone l’innovazione tecnologica alla base del sistema universitario israeliano.

Il Medio Oriente hi-tech, insomma, è una calamita per sempre più imprese, multinazionali e startup. Un trend che coinvolge anche la più vicina Turchia. Istanbul infatti, città che tra le mille difficoltà politiche continua a vedere l’innovazione come un’opportunità, è la sede di Startup Istanbul, l’evento più atteso dell’anno nel mondo delle imprese innovative, che vede coinvolti più di 4mila spettatori, oltre 500 startup, più 500 investitori e un’ottantina di Paesi.

Non solo startup, però. Istanbul è anche la sede scelta, non a caso, da Interoute per inaugurare il suo recente nodo Virtual Data Center (VDC). Attenta alle nuove tendenze tecnologiche e alle prospettive nel mondo delle telecomunicazioni, Interoute vede infatti in Istanbul un “ponte” capace di collegare le due anime – quella orientale e quella occidentale – e in grado di portare importanti opportunità in Europa. Un sentiero già tracciato e ancora da esplorare, per aprire le porte della tecnologia di oggi al futuro di domani.

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Cloud pubblico, secondo l’istituto Gartner nel 2017 crescerà del 18%, per un valore complessivo di 246,8 miliardi di dollari

0 Commenti Pubblicato il 7 marzo 2017in Ultime Notizie

In crescita soprattutto la componente infrastrutturale IaaS (+36,8%). Dell’importanza del cloud pubblico se ne parlerà anche al CloudConf 2017 di Torino, che vedrà Interoute come main sponsor

246,8 miliardi di dollari e una crescita pari al 18%: secondo l’istituto di ricerca Gartner, sono queste le prospettive del mercato dei servizi di cloud pubblico per il 2017. Una proiezione significativa, un picco di crescita mai raggiunto prima, che vedrà coinvolte entrambe le sue anime principali. Da un lato, la parte infrastrutturale (IaaS), che si stima crescerà del 36,8%, pari a un valore di 34,6 miliardi. Dall’altro, la parte applicativa (SaaS), per la quale è previsto un notevole +20,1%, pari a 46,3 miliardi di dollari.

Il peso del SaaS nel mondo del cloud pubblico rimarrà quindi sostenuto anche in questo 2017, nonostante la crescita, come si evince dai numeri, sia più lenta rispetto a IaaS: il motivo? Il fatto che, dal punto di vista del rapporto tra la domanda e l’offerta, il mercato abbia trovato in questo comparto un suo equilibrio. Più aperto, invece, il discorso relativo alla componente IaaS. Secondo le proiezioni Gartner, infatti, la spinta principale per il cloud pubblico arriverà proprio da qui: un trend legato non solo al fatto che sempre più aziende decidano di migrare la propria infrastruttura sul cloud, ma anche perché è in aumento il numero dei workload significativi che richiedono potenza e dinamicità.

Il trend complessivo in ogni caso è chiaro. E già il 2016 era stato un anno significativo per il cloud pubblico. Lo stesso istituto Gartner, nel gennaio dello scorso anno, aveva stimato una crescita del +16,5 rispetto al 2015: i numeri, in tal senso, sono andati oltre ogni più rosea aspettativa. Le stime di Gartner (204 miliardi), infatti, sono state riviste al rialzo e il volume d’affari per il cloud pubblico nel 2016, alla fine, è stato pari a 209 miliardi di dollari.

Ora ci si attende una nuova crescita e l’attenzione nel mondo delle TLC è altissima. La digital transformation e la ricerca di soluzioni cloud-based capaci di soddisfare le esigenze delle aziende sono, del resto, due temi da sempre cari anche a Interoute. Il prossimo 16 marzo Interoute parteciperà al CloudConf 2017 di Torino come main sponsor e sarà presente con un suo stand. Nel corso dell’evento, sarà possibile anche fissare un appuntamento con i cloud specialist dell’azienda ed effettuare una prova gratuita del Virtual Data Center (VDC). L’obiettivo? Aiutare gli addetti ai lavori e i professionisti ad immergersi nel mondo del cloud, in un periodo storico fondamentale per il mercato dell’innovazione.

 

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EDUroute, le pillole di tecnologia per il mese di febbraio: l’universo Fintech

0 Commenti Pubblicato il 2 marzo 2017in EDUroute

Oggi approfondiamo il mondo Fintech e delle transazioni  finanziarie online: un settore al centro delle dinamiche IT di oggi e di domani

Le abitudini delle persone stanno cambiando e l’universo Fintech è nel pieno della sua evoluzione: sono sempre di più, infatti, gli investimenti e le transazioni fatte all’interno delle piattaforme digitali online. Una tecnologia che sta prendendo sempre più piede, un mercato in crescita e da esplorare. Ne è la prova la valutazione dei bitcoin, che solo nel 2016 hanno fatto registrare una crescita del +123%.

La terminologia relativa a questo mondo, però, va spiegata con le parole giuste per essere compresa nel modo più adeguato. Partiamo, quindi, dal termine da cui gravitano tutti gli altri: cosa si intende per Fintech?

Passiamo ora al Blockchain, alla base del mondo Fintech. Si tratta del libro contabile su cui vengono registrate le transazioni fatte con la valuta virtuale Bitcoin.

Già, ma cosa sono i Bitcoin? Sappiamo che si tratta di una moneta virtuale creata nel 2009. Qui la spieghiamo meglio:

Non è finita qui. Non si può comprendere al meglio l’universo del Fintech, infatti, senza soffermarsi sul termine Peer to Peer Lending, un prestito personale erogato su internet.

Chiudiamo questa rassegna sulla terminologia del mondo Fintech, invece, parlando di una vera e propria rivoluzione nel campo della consulenza finanziaria: i Robo Advisor, che aiutano le persone a gestire i risparmi attraverso l’uso di piattaforme digitali.

E anche per questo mese di febbraio è tutto! Continuate a seguirci ogni settimana su Twitter con le nostre #EDUroute card. Il nostro profilo lo trovate qui: https://twitter.com/interoute_it

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Le nuove professioni digitali nell’universo IT: la figura e le caratteristiche del cloud architect

0 Commenti Pubblicato il 28 febbraio 2017in L'angolo dell'Esperto

Sono sempre di più le aziende che considerano prioritarie competenze digitali ritenute fino a oggi secondarie: il cloud architect, in particolare, è sempre più apprezzato

 

Dal cybersecurity specialist al business intelligent analyst, dal data scientist al data specialist: sono numerose, nel mercato del lavoro di oggi, le figure digitali in crescita. In particolare però, nel mondo IT, un ruolo sempre più apprezzato e ricercato è quello del cloud architect.

In questo periodo storico in continua evoluzione, l’universo ICT e il mondo delle TLC si stanno interrogando sulle modalità con le quali impiego professionale da una parte, e nuove tecnologie dall’altra, possano fare sintesi in modo efficiente ed efficace. Secondo un report del World Economic Forum, entro il 2020 sette milioni di posti di lavoro nel mondo andranno persi, rimpiazzati da robot e intelligenza artificiale, a fronte dei quali se ne creeranno però due milioni di nuovi e diversi. Un cambiamento storico che riguarderà ogni settore e ogni lavoratore, specialmente tra i più giovani. Le aziende, infatti, nei prossimi anni considereranno come prioritarie competenze digitali ritenute fino a oggi secondarie, nel valutare le potenzialità dei nuovi profili professionali da assumere.

“Negli ultimi anni le imprese sono passate dal chiedersi che cosa sia il cloud computing, al domandarsi, piuttosto, quali e quanti possano essere i benefici nel passaggio ai progetti cloud-based” commenta Matteo Biancani, Sales Director di Interoute Italia. “Il cloud architect – spiega ancora Biancani – nasce proprio in questo contesto: è una figura professionale ben specializzata, che ha lo scopo specifico di far capire come il cloud computing possa entrare in un’azienda, in che modo possa modificare lo status quo delle risorse IT già presenti e quale valore aggiunto possa offrire al business”.

Il cloud architect è, sostanzialmente, un architetto impegnato nella gestione dei sistemi informatici distributivi che lavora in ambiti specifici: può occuparsi di cloud pubblico o di cloud privato, può operare all’interno dell’orchestrator di un data center o come specialist nelle procedure di programmazione API. Assume un ruolo professionale che ben si discosta quindi dalla figura classica di architetto conosciuto nella sua accezione più tradizionale, perché per essere un buon cloud architect è necessario prima di tutto possedere delle skill IT ben precise.

“Il profilo professionale del cloud architect è in continua evoluzione, così come nel pieno della sua crescita è il contesto in cui opera” spiega Matteo Biancani, evidenziando: “Il suo ruolo è quello di progettare e costruire ambienti cloud scalabili e resilienti, che si adattino il più possibile alle esigenze di business di un’impresa”.

E sono sempre di più, del resto, le aziende che oggi hanno la necessità di migrare i propri dati all’interno di un public cloud: un’esigenza che al momento viene soddisfatta attraverso consulenze esterne, che vedono coinvolti singoli professionisti in progetti mirati e a breve termine. Lo scenario, però, sta cambiando. E il futuro delle imprese potrebbe essere caratterizzato da un cambio di passo: come? Attraverso l’assunzione di figure professionali come i cloud architect (o anche i cloud engineer), con l’obiettivo di integrare a tempo pieno, nel team aziendale, profili tanto specializzati quanto sempre più ricercati.

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Tecnologie 5G, nel 2035 si stimano ricavi netti per 3,5 trilioni di dollari

0 Commenti Pubblicato il 23 febbraio 2017in Ultime Notizie

Un report realizzato da Qualcomm fotografa la situazione della sfida rappresentata dalle tecnologie 5G: si produrranno servizi per 12.3 trilioni di dollari

Un network scalabile, capace di supportare necessità di rete sempre diverse e di garantire massima sicurezza a costi contenuti, oltre che maggiore flessibilità ad alto risparmio energetico: le tecnologie 5G, ormai, sono al centro del dibattito e gli studi a riguardo sono sempre più approfonditi. Un report realizzato da Qualcomm di recente ha evidenziato come, da qui al 2035, anno in cui si stima che l’economia 5G riuscirà a far percepire i propri benefici nel mondo e a esprimere tutto il proprio potenziale, le imprese di una vasta gamma di settori potrebbero produrre, grazie alle nuove tecnologie di rete, qualcosa come 12.3 trilioni di dollari in servizi e beni. Non solo, le tecnologie 5G potrebbero generare ben 3,5 trilioni di dollari di ricavi netti, a supporto di 22 milioni di professionalità diverse.

Lo studio evidenzia poi quelle che sono le aspettative di addetti ai lavori e aziende, relative alle tecnologie 5G. Il 91% di loro si aspetta che verranno inventati nuovi prodotti e nuove tipologie di servizi. L’89%, invece, si attende un incremento della produzione dei beni già esistenti, mentre l’87% è convinto che il comparto industriale possa risollevarsi. Non solo, per l’83% degli addetti ai lavori, grazie alle tecnologie 5G le piccole e medie imprese potranno crescere, sostenendo con maggior vigore la sfida sempre più complessa della competizione globale.

La sfida lanciata dalle reti di nuova generazione, dunque, è ormai avviata. Lo sa bene anche Interoute, che insieme ad altre aziende selezionate e impegnate in ambito TLC in tutta Europa, è tra i principali protagonisti del programma UE Horizon2020, che da quasi tre anni mette a disposizione fondi per investire sulla ricerca e sull’innovazione nel continente comunitario. Tra i progetti più importanti in via di sviluppo c’è sicuramente “Lightness. Avviato nel 2012 e promosso dall’Unione Europea con la partecipazione di diversi centri di ricerca internazionali, Lightness si propone come abilitatore del 5G in termini di nuove tecnologie e architetture per i data center ottici, così da anticipare il boom del traffico mobile e dello sviluppo del nuovo standard 5G. Uno strumento che faciliterà le imprese ad affrontare – con successo – questa nuova rivoluzione delle reti.

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