Interoute inaugura il nuovo Point-of-Presence di Marsiglia

0 Commenti Pubblicato il 26 giugno 2017in Ultime Notizie

Il nuovo Point-of-Presence consentirà la connessione di tutto il traffico digitale proveniente da Africa, Asia e Medio Oriente

 

Marsiglia è il nuovo porto europeo di Interoute, pronto a accogliere il traffico in arrivo dall’Africa, dall’Asia e dal Medio Oriente: con l’inaugurazione del nuovo Point-of-Presence (PoP) di Marsiglia presso il data center MR S2 di InterXion, infatti, Interoute si prepara a connettere il traffico digitale proveniente attraverso il nuovo cavo sottomarino SEA-ME-WE 5 (South East Asia-Middle East-Western Europe 5) che arriva proprio nel capoluogo provenzale.

Come spiega Simone Bonannini, VP Southern Europe, CEE and MEA di Interoute: “Marsiglia è uno dei maggiori gateway in Europa per il traffico dati e agisce come piattaforma internet da e verso Asia e EMEA. Con una domanda di connettività in continua crescita, così come gli investimenti dei principali provider di data center, Marsiglia e tutta la regione mediterranea si sono affermati come hub strategico per i clienti che cercano una capacità elevata, senza rinunciare ad affidabilità e sicurezza”.

Insieme a quello di Palermo, il nuovo Point-of-Presence permetterà a Interoute di posizionarsi come primo service provider in grado di offrire un duplice punto di accesso e servizi backhaul, avvalendosi inoltre della partecipazione di Interoute al data center di Open Hub Med (OHM). Interoute è presente a Marsiglia da oltre 15 anni con un data center proprietario, e con questo nuovo Point-of-Presence sarà in grado di offrire ai propri clienti una maggiore flessibilità, permettendo loro di apportare cambiamenti alle reti in modo semplice e veloce.

In più, i servizi SDN per carrier, che includono capacità istantanee di SD-WAN, consentiranno ai clienti di ottimizzare le performance di rete, ridurre la latenza e migliorare il proprio time-to-market. In questo senso, Matthew Finnie, Chief Technology Officer di Interoute, evidenzia come “le soluzioni SDN forniscano ai carrier la possibilità di velocizzare le performance di rete e offrire servizi ad alta velocità flessibili ed automatizzati. In questo senso, permettere modifiche immediate e semplici significa offrire una flessibilità assoluta, essenziale per fornire servizi a un portfolio di clienti con esigenze di rete diverse”.

Per maggiori informazioni sul nuovo Point-of-Presence di Marsiglia e i servizi SDN per i carrier è possibile trovare il Comunicato Stampa integrale qui.

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Comprendere la digital transformation: intervista a Matthew Finnie

0 Commenti Pubblicato il 22 giugno 2017in L'angolo dell'Esperto

Matthew Finnie, Chief Technology Officer di Interoute, spiega come le aziende devono prepararsi per affrontare con successo la digital transformation

 

Il tema della digital transformation delle aziende è sempre più centrale, anche se spesso ne ignoriamo non solo i vantaggi, ma addirittura il significato stesso. Per questo motivo abbiamo chiesto a Matthew Finnie, Chief Technology Officer di Interoute, di aiutarci a fare chiarezza sul tema.

Che cos’è la digital transformation?

Oggi si parla molto di digital transformation, che possiamo provare a definire come “uso delle tecnologie digitali per massimizzare l’efficienza in termini di business”.

In altre parole, si tratta della ricerca delle migliori modalità per coinvolgere i propri clienti e ottenere un vantaggio competitivo, e riguarda le aziende nella loro interezza: dalla catena di fornitura alla strategia adottata per il go-to-market.

Perché la digital transformation è diventata una parola così importante in ambito tecnologico?

In passato, l’IT era una funzione di supporto. Oggi è la base di tutto: la digital transformation non può avvenire se non è guidata dalla tecnologia. Per questo motivo, oggi le aziende operano sul mercato in modo completamente diverso rispetto a quanto erano solite fare tradizionalmente: la tecnologia ha permesso di superare le barriere che impedivano ai nuovi attori di attaccare le aree più redditizie di un’azienda, costringendo quest’ultima a ripensare la propria strategia.

Cosa deve fare un’impresa per trasformarsi digitalmente?

Per completare il processo di trasformazione digitale, un’azienda deve prima di tutto avere una leadership forte e capace di prendere delle decisioni. Questa leadership deve inoltre potersi affidare a persone preparate, che le permettano di non farsi “distrarre” dalle questioni più strettamente tecniche. In secondo luogo, il business deve adottare un modello di sviluppo digitale, ovvero essere disposto a sviluppare le proprie capacità secondo cicli di rilascio agili e frequenti. L’azienda deve infine imparare a ragionare in modo bimodale: la maggior parte delle infrastrutture aziendali non è stata progettata in funzione dell’economia di Internet e per questo motivo manca dell’agilità che oggi è fondamentale. Per implementare una vera digital transformation è quindi necessario riunire tutte le risorse tecnologiche, coniugando il mondo del digitale e del cloud con l’IT pre-esistente. Solo allora sarà possibile prendere decisioni strategiche che non siano vincolate da una forma, un fattore o una tecnologia.

Cosa rischia chi non si trasforma digitalmente?

Vorrei rispondere con un esempio: per ottenere un concept funzionante via software possono bastare poche settimane, a differenza dei tempi molto più lunghi che sarebbero necessari con l’utilizzo di server e piattaforme fisiche. Considerando il ritmo con cui i brand offrono nuove funzionalità e aggiornamenti, la conseguenza è che le organizzazioni hanno a disposizione un tempo estremamente ridotto per reagire. E, in mancanza di una reazione, diventano obsolete. Questo tipo di evoluzione minaccia ormai anche le realtà più consolidate: queste dovranno essere in grado di adattarsi, o andranno incontro al declino.

Quali sono i tuoi consigli per un’azienda che voglia portare avanti la propria digital transformation?

Prima di tutto, è necessario che l’azienda comprenda il valore che può offrire ai propri clienti e verifichi di quali competenze disponga già internamente per offrirlo. In secondo luogo, dovrà riflettere sulle proprie ambizioni e individuare gli eventuali ostacoli. L’ultimo passo sarà prepararsi al cambiamento: tutte le imprese digitali sono nate all’interno di un mondo pieno di rischi e incertezze, all’interno di una cultura in cui il cambiamento è costante.

 

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iFusion e Interoute insieme per la Big Data Analytics

0 Commenti Pubblicato il 20 giugno 2017in Ultime Notizie

Il provider di soluzioni iBDaaS iFusion si affida al network globale di Virtual Data Center di Interoute per velocizzare l’elaborazione degli insight di analytics

 

Concetti come “Big Data” e “Business Analytics” sono sempre più di attualità, soprattutto in ambito aziendale, e sempre più spesso si tende a considerarli come parte di un unico approccio che prende il nome di “Big Data Analytics” (o semplicemente “analytics”). In questo modo si vuole quindi definire un passo ulteriore rispetto all’analisi di un grande volume di dati, che viene integrata con la consapevolezza della grande varietà dei dati a disposizione e la necessità di trasformare questi ultimi in informazioni utilizzabili dall’azienda nel più breve tempo possibile.

La possibilità di ridurre sensibilmente i tempi di elaborazione costituisce in questo senso il principale risultato della partnership siglata da iFusion Analytics, provider di soluzioni di Integrated Big Data as a Service (iBDaaS) e Interoute. L’integrazione tra la piattaforma iBDaaS di iFusion e il network globale e interconnesso di Virtual Data Center (VDC) di Interoute permetterà infatti un notevole incremento nella velocità di elaborazione degli insight di analytics.

In precedenza, eseguire query su database di grandi dimensioni richiedeva un tempo molto elevato, misurabile in termini di ore, a seconda del volume dei dati interrogati e della posizione del client. Il deployment del software di analytics all’interno del network Virtual Data Center (VDC) di Interoute permette invece di estrarre gli insight sui Big Data in pochi minuti, e di utilizzarli immediatamente per sostenere tutte le decisioni aziendali in modo più consapevole.

La partnership con Interoute permetterà a iFusion di eseguire rapidamente l’elaborazione, l’archiviazione e lo spin-up, sfruttando la possibilità di effettuare query più veloci grazie alla vicinanza al luogo di origine dei dati. Prima delle fasi di raccolta, verifica e invio sicuro dei dati al sistema centrale per l’acquisizione, i Big Data verranno quindi processati ai bordi della rete di Interoute (network edge), in modo che il sistema per analytics di iFusion possa fornire una visione d’insieme degli input locali.

In questo modo, i clienti di iFusion saranno veramente in grado di agire localmente e pensare globalmente, accedendo con rapidità agli insight dei dati rilevanti che riguardano tutti i livelli dell’organizzazione. I dati verranno quindi trasferiti utilizzando la rete privata a bassa latenza di Interoute, garantendo la sicurezza delle informazioni e la proprietà sulle stesse. In più, nel caso in cui le leggi locali vietassero il trasferimento dei dati al di fuori dei confini nazionali, il collector locale di iFusion renderà anonime le informazioni consentendone un’elaborazione sicura e senza rischi. Utilizzando la soluzione di Object Storage e i connettori di Interoute, le applicazioni di Big Data potranno infine essere ridotte a dimensioni più piccole e pre-caricate come modelli personalizzati all’interno del Virtual Data Center, in modo da poter eseguire i diversi tipi di analisi a livello locale.

Per maggiori informazioni sull’adozione della tecnologia di Interoute da parte di iFusion è possibile trovare il Comunicato Stampa integrale qui.

 

 

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Industry 4.0, il Computex di Taipei guarda al futuro

0 Commenti Pubblicato il 15 giugno 2017in Ultime Notizie

Nato come appuntamento dedicato all’hardware, il Computex sta diventando sempre più un’occasione per fare il punto sulla tecnologia e l’innovazione a 360 gradi

 

L’inizio del mese di giugno rappresenta tradizionalmente l’occasione per fare il punto nel settore tecnologico con il Computex di Taipei (Taiwan), uno dei più importanti appuntamenti fieristici in calendario. Storicamente legato al mondo dell’hardware e della componentistica, il Computex è diventato nel corso degli anni un momento per celebrare l’innovazione a 360 gradi – valorizzando una delle caratteristiche-chiave di Taiwan e offrendo ai big tecnologici un’opportunità per presentare le proprie novità. Se infatti l’edizione 2016 è stata dominata dai dispositivi consumer e dai device che porteranno l’Internet of Things anche in ambito domestico, quella di quest’anno ha visto annunci di grande rilievo, come la presentazione del nuovo processore Intel Core i9, e la versione di Windows 10 destinata ai nuovi Qualcomm Snapdragon 835.

Ma l’edizione 2017 del Computex ha visto anche un’importante presenza di soluzioni per l’industry 4.0, un tema che sarà sempre più importante per i player del settore IT negli anni a venire. Il mondo dell’industria connessa era infatti rappresentato in forze, all’interno di un gran numero di stand nei quali si è provato a immaginare un futuro nel quale gli operai saranno in grado di interagire virtualmente con le macchine di produzione attraverso visori di realtà mixata o aumentata.

Un esempio di questa tendenza è ben rappresentato da Microsoft con Hololens, una tecnologia mostrata nel corso di diverse sessioni demo, e che ha permesso alla casa di Redmond di posizionarsi come uno dei player più apprezzati dell’appuntamento taiwanese. Questo tipo di tecnologia permetterà agli utenti di velocizzare sensibilmente l’apprendimento di nuovi ruoli all’interno del processo produttivo, consentendo loro di fare pratica in un ambiente virtuale (e sicuro) e di disporre di un assistente virtuale capace di segnalare eventuali errori.

Quella in mostra al Computex può quindi essere considerata un’anticipazione della realtà che potremo vivere con la prossima rivoluzione industriale, in cui connettività e realtà virtuale permetteranno all’uomo di comandare direttamente le macchine, semplificando lo svolgimento dei lavori più faticosi e usuranti.

 

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Sicurezza delle connessioni: oltre ai dati, c’è di più

0 Commenti Pubblicato il 13 giugno 2017in L'angolo dell'Esperto

Oltre ai server e ai client, infatti, non si può trascurare la sicurezza dell’infrastruttura sulla quale viaggiano i nostri dati

 

Il tema della sicurezza informatica è sempre più attuale: dopo MIRAI e WannaCry, infatti, è soltanto questione di ore prima che il mondo subisca un nuovo attacco. Ma non esiste solo la cyber-sicurezza: prima di quest’ultima, infatti, non bisogna sottovalutare anche la sicurezza fisica dei cavi. In questo contesto, Simone Bonannini, VP Southern Europe, CEE e MEA di Interoute e Enrico Orlandi, CEO di HWG, hanno analizzato in un’intervista esclusiva per la sezione security di Tom’s Hardware Italia, le caratteristiche e il valore aggiunto di un mix vincente di sicurezza informatica e di protezione fisica delle linee, in particolare per le reti su area geografica. Dal punto di vista fisico, i cavi in fibra ottica vanno messi in sicurezza partendo dalla progettazione e dall’integrità in termini di ridondanza. È necessario infatti limitare i punti di vulnerabilità, che, in caso di guasto, possono interrompere la comunicazione.

Questi cavi, che trasportano le informazioni, devono essere monitorati in corrispondenza dei punti in cui si trovano le linee di più operatori, non lungo tutto il loro percorso. Si tratta, in questo caso, di snodi che, se interessati da un guasto, porterebbero a danni su larga scala. Per questa ragione andrebbero messi in sicurezza al pari delle reti che veicolano gas, elettricità e petrolio, anche se, in termini di consapevolezza verso le telecomunicazioni, la strada da percorrere è ancora lunga.

La sicurezza e il monitoraggio continuo delle reti fisiche sono quindi argomenti chiave, ma anche parecchio trascurati, sia in Italia che all’estero, mentre dovrebbero ricevere maggiore attenzione a livello globale, senza escludere nemmeno un intervento da parte del legislatore.

La sicurezza fisica, chiaramente, non può che andare di pari passo con la sicurezza informatica: come sottolinea Enrico Orlandi, nel perimetro interno di molte realtà il traffico dati è sicuro e blindato, ma, non appena nasce la necessità di interfacciarsi con il mondo esterno, e, quindi, con sistemi misti, la situazione si complica. Questa criticità riguarda anche, e soprattutto, le reti geografiche estese. Inoltre, è fondamentale valutare la sicurezza di una rete nella sua interezza e in modo complessivo, senza tralasciare nessun aspetto, fisico o informatico. Uno sguardo di questo tipo deve portarci, in seguito, a rilevare e risolvere tutte le criticità presenti, e, infine, ad un monitoraggio costante della rete.

Il viaggio dei nostri dati, quindi, va protetto su entrambi i fronti, fisico e software, per la sicurezza del dato, certamente, ma anche per la sicurezza della strada che percorrerà, e, quindi, della destinazione.

 

 

 

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Champions League 2017: oltre 4,1 milioni di visite al sito UEFA.com per la finale di calcio

0 Commenti Pubblicato il 8 giugno 2017in Casi di Successo

Interoute ha registrato i dati di accesso durante la finale di Champions League 2017. E la partnership con UEFA continua.

 

Anche l’edizione 2017 della UEFA Champions League si è conclusa, edizione che ha visto trionfare per la dodicesima volta il Real Madrid, superando la Juventus per 4-1. Una finale che ha riscosso un enorme successo dal vivo e in TV, ma soprattutto sul web: in qualità di partner tecnologico, infatti, Interoute ha potuto analizzare i dati di accesso al portale UEFA.com registrati durante l’evento.

I dati relativi alla finale di UEFA Champions League 2017 evidenziano, infatti, come nel corso del weekend siano state registrate più di 4,1 milioni di visite al sito UEFA.com; solo nella giornata di sabato, sono stati 2,6 milioni gli utenti connessi al portale della manifestazione, in crescita del 5% circa rispetto alla finale del 2016 (quando i click erano stati 2,5). A crescere è anche il numero di accessi da dispositivi mobili: tra tutte le diverse tipologie di accesso al sito, infatti, il 73% delle connessioni di quest’anno è giunto da smartphone, rispetto al “solo” 68% registrato lo scorso anno. Questo evidenzia anche una crescita della cosiddetta pratica del Second Screen, ovvero l’utilizzo del secondo schermo – quello di uno smartphone o un tablet – per accedere ad Internet durante la visione dei programmi televisivi, dando più valore agli eventi live.

Dal punto vista multimediale, i video maggiormente cliccati dagli utenti sul sito UEFA.com sono stati l’esultanza di Cristiano Ronaldo e quello di Sergio Ramos nel momento in cui ha alzato al cielo il trofeo. Dal punto di vista delle singole news, invece, quelle più visitate durante la settimana della finale sono state le pagine con informazioni generali e di background (“Juventus and Real Madrid face final showdown” e “Champions League Final: Guide to Cardiff”).

Infine, una curiosità dal punto di vista geografico: al primo posto per quantità di traffico generato al sito di UEFA, infatti, si collocano i cinesi, che dimostra anche in questo caso una passione crescente nei confronti di questa disciplina.

Ancora una volta Interoute e UEFA hanno mostrato un ottimo gioco di squadra anche sul campo  “tecnologico”: fin dal 2011, infatti, Interoute ospita e gestisce il 98% delle applicazioni e dei servizi ICT di UEFA, essenziali per pianificare e coordinare le diverse competizioni calcistiche – come per l’appunto la Champions League – gli eventi e le operazioni di business.

Per maggiori informazioni, è disponibile un racconto sul “dietro le quinte” della manifestazione realizzato da Jonathan Brown, VP Marketing di Interoute, che ha seguito l’evento in tutte le diverse fasi.

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EDUroute, le pillole di tecnologia per il mese di maggio: le “professioni 2.0”

0 Commenti Pubblicato il 6 giugno 2017in EDUroute

L’appuntamento di maggio ci permette di scoprire il mondo delle “professioni 2.0” e l’elevato livello tecnologico che le caratterizza

L’evoluzione tecnologica ha permesso negli ultimi anni la nascita delle “professioni 2.0”, lavori altamente innovativi e forse persino inimmaginabili anche solo qualche anno fa. Tra questi, alcuni si caratterizzano per una professionalità legata a internet principalmente come servizio – come nel caso, per esempio, dei social media manager o, più in generale, degli esperti di comunicazione digitale. Altri riguardano invece l’infrastruttura, l’architettura o, in altre parole, tutto quello che si trova “dietro le quinte” di internet.

All’interno di questo gruppo di “professioni 2.0” abbiamo per esempio i data scientist, figure professionali che vivono di dati e numeri – elementi sui quali il data scientist opera alla continua ricerca di connessioni che possano portare vantaggi di business:

Dati e numeri sono “territorio di caccia” anche per i Big Data engineer, esperti che aiutano le organizzazioni a mettere i Big Data al centro delle attività di business. Queste figure devono essere in grado di avere una visione complessiva e di tenere in considerazione le architetture tecnologiche, i processi di trasformazione e le analisi necessarie a cogliere le diverse opportunità:

Un altro dei “professionisti 2.0” è invece il cloud architect, una figura che si occupa di gestire la strategia di un’azienda per quanto riguarda il cloud computing – dalla progettazione del sistema alla sua adozione, alla gestione e al monitoraggio. Il cloud architect svolge inoltre un ruolo di consulenza nei confronti dell’azienda per la quale lavora, e per questo motivo deve essere sempre aggiornato in merito ai più recenti sviluppi del settore:

Spostandoci infine nell’ambito delle tecnologie mobili, andiamo a conoscere il mobile application developer, una figura professionale innovativa, specializzata nello sviluppo di applicazioni per dispositivi mobili di ultima generazione e in grado di utilizzare gli strumenti e le tecniche di sviluppo per le piattaforme mobili più diffuse, come Android e iOS:

E anche per il mese di maggio siamo giunti alla conclusione delle nostre pillole di tecnologia. Seguiteci ogni settimana su Twitter con le nostre #EDUroute card! Il nostro profilo social lo trovate qui: https://twitter.com/interoute_it

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Worldhotels si apre al mondo con il supporto di Interoute e ShoreTel

0 Commenti Pubblicato il 25 maggio 2017in Ultime Notizie

La partnership tra Interoute e Shoretel® offre scalabilità e semplifica il management nelle aziende internazionali, come nel caso di Worldhotels

Worldhotels è un gruppo esclusivo di hotel e resort indipendenticonta 500 proprietà accuratamente selezionate in 250 destinazioni65 Paesi di tutto il mondo. Con questi numeri, è il primo gruppo di affiliazione nel vecchio continente per il segmento alberghiero di alta e altissima gamma: un’offerta eccellente, verificata annualmente attraverso oltre mille criteri valutativi. Di fronte ad una rapida crescita, l’esigenza di Worldhotels era quella di perfezionare i processi di comunicazione, interni ed esterni, tra le diverse sedi, i dipendenti, gli associati e i clienti in tutto il mondo: da qui l’importanza della scelta di un partner tecnologico con un approccio internazionale e all’altezza di queste precise necessità.

Non è, quindi, un caso che la scelta sia ricaduta sulla nuova soluzione tecnologica proposta da Interoute e ShoreTel®: grazie alla partnership tra le due aziende, è da oggi disponibile la soluzione di Unified Communication ShoreTel Connect® con deployment attraverso la Enterprise Digital Platform di Interoute. ShoreTel Connect® è particolarmente utile per tutte quelle aziende che operano a livello internazionale, come nel caso di Worldhotels, perché permettono a operatori e dipendenti di gestire i flussi di comunicazione e di gestire in modo coerente e coordinato le diverse attività di business in tutto il mondo. I dipendenti di Worldhotels potranno finalmente comunicare, sia internamente che esternamente, da qualsiasi località in tutto il mondo e in maniera semplice e strutturata. ShoreTel Connect®, inoltre, è una soluzione scalabile che può essere adattata, sviluppata e ampliata per aiutare Worldhotels a soddisfare eventuali necessità future; in questa fase iniziale, la piattaforma di Unified Communication è utilizzata da 135 dipendenti in 36 sedi.

Durante la fase di implementazione della soluzione, ShoreTel® e Interoute hanno lavorato a stretto contatto con Worldhotels per garantire un deployment semplice e senza interruzioni. Grazie al successo di questa operazione, il gruppo alberghiero è stato in grado di introdurre rapidamente i dipendenti alla soluzione, aumentandone la produttività e riducendo drasticamente i costi delle chiamate telefoniche.

Sophie Neubauer, PR & Communication Manager di Worldhotels, ha commentato: “Grazie a Interoute e Shoretel® siamo finalmente in grado di mettere in contatto tutti i nostri dipendenti e partner, ovunque si trovino, tramite sistema di cloud communication. Questo garantisce massima flessibilità e, al tempo stesso, ci permette di creare una cultura aziendale condivisa per Worldhotels”.

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Banda ultralarga, 137 miliardi per completare la copertura dell’Unione Europea

0 Commenti Pubblicato il 23 maggio 2017in Ultime Notizie

FTTH Council Europe ha presentato una stima dei costi necessari per completare il passaggio alla banda ultralarga in tutto il continente, invitando i Paesi dell’UE a continuare a investire

 

137 miliardi di euro per completare la copertura della banda ultralarga in tutta l’Unione Europea. Si tratta di una stima di spesa evidenziata all’interno dell’ultimo report del FTTH Council Europe, l’associazione delle imprese che promuove la diffusione e l’utilizzo delle tecnologie a banda ultralarga e l’accesso a queste connessioni da parte di consumatori e imprese. La spesa riguarderà nel dettaglio la copertura del 100% di case “potenzialmente collegabili alla fibra ottica”, in quanto già vicine alla rete, a cui va sommato un 50% di abitazioni effettivamente già connesse.

Il rapporto di FTTH Council Europe segnala come non costruire le reti in fibra o anche solo ritardarne ulteriormente la realizzazione rappresenti un costo troppo elevato in termini di opportunità mancate. Già ora, ma ancora di più in futuro, la fibra ottica riveste infatti per FTTH Council Europe un ruolo cruciale nell’evoluzione delle reti a banda ultralarga e dei servizi digitali di nuova generazione. “La rete 5G”, si legge, “ha la capacità di trasformare la società (…) ma i requisiti di capacità richiesti da queste reti wireless sono estremamente elevati. Gli Stati membri che non riusciranno ad implementare questa infrastruttura critica rischiano di restare indietro rispetto agli altri Paesi dell’Unione e di indebolire la capacità dell’Europa di competere con i partner commerciali globali”.

Requisiti di capacità che, nel caso delle aziende, sono ancora più elevati e arrivano a superare il gigabit di velocità. Tali prestazioni sono tuttavia possibili solamente in presenza di collegamenti Fiber-to-the-Home (FTTH), che portano la fibra ottica fin dentro l’edificio, e non nel caso di soluzioni Fiber-to-the-Street (FTTS) o Fiber-to-the-Cabinet (FTTC), meno performanti ma spesso preferite da parte dei principali operatori. Lo stesso FTTH Council Europe evidenzia come il Fiber-to-the-Home sia l’unica tecnologia a banda ultralarga “a prova di futuro”, capace di continuare ad operare anche in presenza di crescenti requisiti in termini di ampiezza di banda, qualità del servizio, latenza e jitter senza necessità di ulteriori interventi sull’infrastruttura passiva.

I collegamenti in fibra ottica stanno ad ogni modo diventando sempre più diffusi, seppur in modo non uniforme nei vari Paesi dell’Unione Europea: l’Italia si trova infatti a inseguire Paesi come Polonia, Francia e Finlandia.

 

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Un solo partner per la trasformazione digitale: l’opinione di Simone Bonannini

0 Commenti Pubblicato il 18 maggio 2017in L'angolo dell'Esperto

Simone Bonannini, Vice President Southern Europe, CEE e MEA di Interoute, affronta il tema della digital transformation e dell’importanza di affidarsi ad un unico partner tecnologico

 

Il modello di business di numerosi settori tradizionali è ormai in forte discussione: stiamo, infatti, affrontando una potente trasformazione digitale, culturale, economica e sociale, grazie alla disponibilità di strumenti innovativi che hanno moltiplicato le possibilità di accesso a informazioni e servizi. Per questo, la digital transformation è un passaggio obbligatorio per tutte le aziende, pena la perdita di efficienza, competitività, opportunità di business, e quindi, fatturato; per farlo correttamente e in modo efficace, però, è fondamentale un partner che sia in grado di affiancarle e accompagnarle passo dopo passo. Ne abbiamo parlato con Simone Bonannini, Vice President Southern Europe, CEE e MEA di Interoute.

In che cosa consiste, concretamente, il valore aggiunto di Interoute in termini di digital transformation?

“Noi ci proponiamo come vero abilitatore della trasformazione digitale di un’azienda. Questo significa cambiare totalmente il modo di lavorare, dai processi di produzione, alla gestione di un magazzino, alla collaborazione, secondo un’automazione sempre più spinta e tecnologica”.

Come vi siete fatti largo nel settore?

“All’inizio abbiamo collaborato con i principali operatori di telecomunicazione, avvicinandoci nel contempo al mercato enterprise. Quindi abbiamo cominciato a offrire servizi di accesso a Internet, e di Virtual Private Network, dato che il mondo stava cambiando. Ecco che abbiamo investito in ambito data center (dove proponiamo servizi virtuali) con alcune acquisizioni, nel database management e nella videoconferenza. Oggi numerose aziende internazionali si affidano ai servizi di Interoute, grazie al rapporto consulenziale instaurato”.

Come si accompagna un’azienda nel percorso di trasformazione digitale?

“Non esiste un metodo standard. Analizziamo insieme il metodo di lavoro con le tecnologie ICT, individuiamo le procedure esistenti e proponiamo la soluzione potenzialmente più efficiente. Il nostro punto di forza non è esclusivamente legato al portfolio, ma anche al vantaggio di avere un unico partner tecnologico. Tutte queste componenti, infatti, devono essere messe a disposizione da un unico soggetto, responsabile e in grado di farsi carico di attività che non possono essere più affidate all’IT interno”.

Perché l’unicità del partner a cui affidarsi è così importante?

“Non c’è alternativa perché in un mercato globale come quello odierno ogni realtà deve concentrarsi sul proprio core business demandando la tecnologia e i servizi ICT a chi effettivamente è in grado di dominarli. Se non si deve rinunciare ad avere al proprio interno degli esperti IT, il ruolo di questi ultimi è cambiato. Il CIO deve selezionare il soggetto abilitatore senza però ‘possedere’ fisicamente le piattaforme, bensì comprando un servizio e le risorse alla bisogna e conoscendo i processi di business. Un mestiere di controllo e sviluppo e non di esercizio. Solo chi ha competenze consolidate sulla rete può effettivamente garantire un servizio completo, dato che si è potenzialmente soggetti quotidianamente ad attacchi evoluti, dei quali si può anche restare ignari”.

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