Banda ultralarga, 137 miliardi per completare la copertura dell’Unione Europea

0 Commenti Pubblicato il 23 maggio 2017in Ultime Notizie

FTTH Council Europe ha presentato una stima dei costi necessari per completare il passaggio alla banda ultralarga in tutto il continente, invitando i Paesi dell’UE a continuare a investire

 

137 miliardi di euro per completare la copertura della banda ultralarga in tutta l’Unione Europea. Si tratta di una stima di spesa evidenziata all’interno dell’ultimo report del FTTH Council Europe, l’associazione delle imprese che promuove la diffusione e l’utilizzo delle tecnologie a banda ultralarga e l’accesso a queste connessioni da parte di consumatori e imprese. La spesa riguarderà nel dettaglio la copertura del 100% di case “potenzialmente collegabili alla fibra ottica”, in quanto già vicine alla rete, a cui va sommato un 50% di abitazioni effettivamente già connesse.

Il rapporto di FTTH Council Europe segnala come non costruire le reti in fibra o anche solo ritardarne ulteriormente la realizzazione rappresenti un costo troppo elevato in termini di opportunità mancate. Già ora, ma ancora di più in futuro, la fibra ottica riveste infatti per FTTH Council Europe un ruolo cruciale nell’evoluzione delle reti a banda ultralarga e dei servizi digitali di nuova generazione. “La rete 5G”, si legge, “ha la capacità di trasformare la società (…) ma i requisiti di capacità richiesti da queste reti wireless sono estremamente elevati. Gli Stati membri che non riusciranno ad implementare questa infrastruttura critica rischiano di restare indietro rispetto agli altri Paesi dell’Unione e di indebolire la capacità dell’Europa di competere con i partner commerciali globali”.

Requisiti di capacità che, nel caso delle aziende, sono ancora più elevati e arrivano a superare il gigabit di velocità. Tali prestazioni sono tuttavia possibili solamente in presenza di collegamenti Fiber-to-the-Home (FTTH), che portano la fibra ottica fin dentro l’edificio, e non nel caso di soluzioni Fiber-to-the-Street (FTTS) o Fiber-to-the-Cabinet (FTTC), meno performanti ma spesso preferite da parte dei principali operatori. Lo stesso FTTH Council Europe evidenzia come il Fiber-to-the-Home sia l’unica tecnologia a banda ultralarga “a prova di futuro”, capace di continuare ad operare anche in presenza di crescenti requisiti in termini di ampiezza di banda, qualità del servizio, latenza e jitter senza necessità di ulteriori interventi sull’infrastruttura passiva.

I collegamenti in fibra ottica stanno ad ogni modo diventando sempre più diffusi, seppur in modo non uniforme nei vari Paesi dell’Unione Europea: l’Italia si trova infatti a inseguire Paesi come Polonia, Francia e Finlandia.

 

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Un solo partner per la trasformazione digitale: l’opinione di Simone Bonannini

0 Commenti Pubblicato il 18 maggio 2017in L'angolo dell'Esperto

Simone Bonannini, Vice President Southern Europe, CEE e MEA di Interoute, affronta il tema della digital transformation e dell’importanza di affidarsi ad un unico partner tecnologico

 

Il modello di business di numerosi settori tradizionali è ormai in forte discussione: stiamo, infatti, affrontando una potente trasformazione digitale, culturale, economica e sociale, grazie alla disponibilità di strumenti innovativi che hanno moltiplicato le possibilità di accesso a informazioni e servizi. Per questo, la digital transformation è un passaggio obbligatorio per tutte le aziende, pena la perdita di efficienza, competitività, opportunità di business, e quindi, fatturato; per farlo correttamente e in modo efficace, però, è fondamentale un partner che sia in grado di affiancarle e accompagnarle passo dopo passo. Ne abbiamo parlato con Simone Bonannini, Vice President Southern Europe, CEE e MEA di Interoute.

In che cosa consiste, concretamente, il valore aggiunto di Interoute in termini di digital transformation?

“Noi ci proponiamo come vero abilitatore della trasformazione digitale di un’azienda. Questo significa cambiare totalmente il modo di lavorare, dai processi di produzione, alla gestione di un magazzino, alla collaborazione, secondo un’automazione sempre più spinta e tecnologica”.

Come vi siete fatti largo nel settore?

“All’inizio abbiamo collaborato con i principali operatori di telecomunicazione, avvicinandoci nel contempo al mercato enterprise. Quindi abbiamo cominciato a offrire servizi di accesso a Internet, e di Virtual Private Network, dato che il mondo stava cambiando. Ecco che abbiamo investito in ambito data center (dove proponiamo servizi virtuali) con alcune acquisizioni, nel database management e nella videoconferenza. Oggi numerose aziende internazionali si affidano ai servizi di Interoute, grazie al rapporto consulenziale instaurato”.

Come si accompagna un’azienda nel percorso di trasformazione digitale?

“Non esiste un metodo standard. Analizziamo insieme il metodo di lavoro con le tecnologie ICT, individuiamo le procedure esistenti e proponiamo la soluzione potenzialmente più efficiente. Il nostro punto di forza non è esclusivamente legato al portfolio, ma anche al vantaggio di avere un unico partner tecnologico. Tutte queste componenti, infatti, devono essere messe a disposizione da un unico soggetto, responsabile e in grado di farsi carico di attività che non possono essere più affidate all’IT interno”.

Perché l’unicità del partner a cui affidarsi è così importante?

“Non c’è alternativa perché in un mercato globale come quello odierno ogni realtà deve concentrarsi sul proprio core business demandando la tecnologia e i servizi ICT a chi effettivamente è in grado di dominarli. Se non si deve rinunciare ad avere al proprio interno degli esperti IT, il ruolo di questi ultimi è cambiato. Il CIO deve selezionare il soggetto abilitatore senza però ‘possedere’ fisicamente le piattaforme, bensì comprando un servizio e le risorse alla bisogna e conoscendo i processi di business. Un mestiere di controllo e sviluppo e non di esercizio. Solo chi ha competenze consolidate sulla rete può effettivamente garantire un servizio completo, dato che si è potenzialmente soggetti quotidianamente ad attacchi evoluti, dei quali si può anche restare ignari”.

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Spacemetric: il cloud storage sicuro di Interoute per la banca dati dello spazio

0 Commenti Pubblicato il 16 maggio 2017in Casi di Successo

L’azienda svedese Spacemetric sceglie lo storage sicuro di Interoute per l’archiviazione dei dati del programma Copernico per l’osservazione della Terra

 

Individuare una tecnologia di storage sicuro per la gestione dell’enorme mole di dati provenienti dai satelliti e dai sensori aerei e la loro conversione in immagini fruibili attraverso gli analytics. È questo l’obiettivo di Spacemetric, un produttore svedese di software alla ricerca di una soluzione per semplificare il processo di trasformazione e di utilizzo dei dati provenienti dai satelliti e dai sensori aerei.

L’azienda offre, infatti, soluzioni software compatibili con tutti i tipi di immagini geospaziali per i sensori, integratori di soluzioni e utenti, per uso sia civile che militare. Alla base di queste soluzioni si trova il sistema Keystone Image Management, l’hub di dati di Spacemetric progettato per trattare, processare e veicolare le immagini geospaziali provenienti da qualsiasi sensore per immagini, in volo o in orbita.

Per semplificare la loro gestione, Spacemetric ha quindi deciso di affidarsi all’esperienza di Interoute e, in particolare, a una soluzione di storage sicuro integrata con la piattaforma web SWEA (Swedish Earth Data Access), sviluppata da Spacemetric per conto dello Swedish National Space Board. La piattaforma, inserita all’interno di Copernico, il programma gestito dall’Agenzia Spaziale Europea per l’osservazione della Terra, raccoglie dati a sostegno di ricerche ambientali e filantropiche. Grazie al cloud, questo archivio di dati è a disposizione degli scienziati e delle aziende di tutto il mondo, che potranno trasformarli in opportunità professionali sfruttando la rete privata e lo storage sicuro di Interoute.

Grazie a questo accordo, SWEA può ora garantire la piena disponibilità dei dati attraverso il nuovo Virtual Data Center che Interoute ha inaugurato a Stoccolma pochi mesi fa, estendendo così la propria rete cloud privata. Interoute permette infatti a Spacemetric di disporre di una soluzione ibrida efficace, capace di coniugare l’archivio fisico con il Virtual Data Center. Il risultato è un archivio caratterizzato da uno storage sicuro e garantito per i dati locali a cui è possibile accedere rapidamente grazie alla bassa latenza. Bassa latenza che consente, inoltre, di disporre di un processo di sviluppo più flessibile, scalando le risorse necessarie a seconda delle necessità, in modo semplice e veloce.

Per maggiori informazioni sull’adozione della tecnologia di Interoute da parte di Spacemetric è possibile trovare il Comunicato Stampa integrale qui.

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Innovazione: il futuro guarda a Oriente

0 Commenti Pubblicato il 11 maggio 2017in Ultime Notizie

La spinta all’innovazione che contraddistingue i mercati tecnologici asiatici ha gettato le basi per lo sviluppo dell’infrastruttura di rete, dando il via a un circolo virtuoso

 

I giganti d’Oriente fanno sentire sempre più la loro voce, con Cina e India a occupare ruoli di crescente importanza nella politica, nell’economia e nell’innovazione. Dall’Asia arrivano infatti sempre più spesso nuove tecnologie e nuovi modelli di business che influenzano la realtà economica e politica dei Paesi europei e degli USA, ponendoli di fronte a sfide significative. Per esempio, già da alcuni anni la Cina ha superato gli USA per quanto riguarda la diffusione degli smartphone, mentre a partire dal 2014 il mercato asiatico è diventato il mercato di riferimento per la robotica.

Questo sviluppo non riguarda tuttavia solamente la Cina e l’India: oltre a questi, e a realtà ormai affermate come il Giappone e la Corea del Sud, anche Malesia, Indonesia e Filippine stanno spingendo con forza sull’innovazione, facendo sentire in modo crescente la loro presenza. Le principali ragioni di questo sviluppo, sostanzialmente comuni a tutti questi Paesi, sono legate a una progressiva espansione dei sistemi educativi e, soprattutto, in un’estrema facilità di adozione delle nuove tecnologie.

Una menzione particolare merita il caso di Taiwan, una sorta di “fabbrica del mondo” che, nonostante le ridotte dimensioni sia in termini di superficie che di mercato interno, ha saputo imporsi sui mercati tecnologici di tutto il mondo. Aziende come Asus, uno dei principali produttori di schede madri per PC a livello globale, o come Foxconn, il più grande fornitore di componenti elettronici che serve clienti come Apple e Microsoft o, ancora, colossi come Acer o HTC, costituiscono infatti la base dell’infrastruttura tecnologica taiwanese e permettono all’economia dell’isola, basata sull’export, di prosperare.

Uno dei principali fattori che ha consentito il successo di Taiwan è stata la capacità di coniugare qualità e costi competitivi, con l’ambizione di diventare in futuro “la Silicon Valley d’Asia”. Per raggiungere questo obiettivo tutti gli sforzi, privati e pubblici, del Paese sono stati orientati all’innovazione, allo scopo di diventare un punto di riferimento per i settori tecnologici più avanzati, come l’Internet of Things.

Per sostenere lo sviluppo tecnologico di Taiwan, così come dell’intero continente asiatico, è necessaria un’infrastruttura tecnologica e di rete che sappia rispondere alle esigenze attuali, ma che sia anche capace di adattarsi a quelle future. Per questo motivo, Interoute ha esteso il proprio impegno in Asia inaugurando due Virtual Data Center (VDC), a Hong Kong e a Singapore, e permettendo alle aziende presenti nella regione di usufruire dell’alta affidabilità della piattaforma cloud e del network globale ad alte prestazioni di Interoute.

 

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Interoute investe sulla Svizzera con due nuove zone di Object Storage

0 Commenti Pubblicato il 9 maggio 2017in Ultime Notizie

Interoute offre oggi capacità di Object Storaqe in 7 delle proprie 17 zone cloud, nel Regno Unito, Olanda, Germania e da oggi anche Svizzera (Ginevra e Zurigo)

 

Come dimostrato da una recente ricerca realizzata da KPMG, la Svizzera continua ad essere tra i Paesi maggiormente attrattivi per le aziende, anche italiane, sia da un punto di vista fiscale sia infrastrutturale. Di fronte, però, a questo importante sviluppo, crescono anche le esigenze tecnologiche delle aziende: per questo motivo, Interoute ha scelto di investire su Ginevra e Zurigo ampliando la propria capacità di Object Storage integrata nel proprio networked cloud.

L’Object Storage è un’architettura innovativa che gestisce qualunque tipo di datofoto, video, file di log ecc. – come oggetti; in questo si differenzia, quindi, da altre architetture di memorizzazione, come il file system, che prevedono, invece, una gestione dei dati secondo una gerarchia di file trattati come blocchi all’interno di singoli settori. Uno dei vantaggi di questa soluzione risiede nella facile accessibilità ai dati, direttamente attraverso API o web browser. L’Object Storage è la soluzione ideale per tutti coloro che lavorano con grandi quantitativi di media ed hanno bisogno di spazio illimitato: questa soluzione, infatti, diventa via via sempre più attrattiva nel momento in cui i dati da archiviare aumentano a dismisura.

A differenza di altri provider, la soluzione Object Storage di Interoute è offerta in modalità pay-as-you-go. Fruibile per qualunque contenuto statico, per il data storage su cloud o per l’hosting del proprio sito Web statico, quest’architettura può essere utilizzata come un vero e proprio servizio di storage complementare per la piattaforma IaaS di Virtual Data Center (VDC) di Interoute. La scalabilità è, infatti, semplice ma efficace e supera in prestazioni lo storage aziendale tradizionale. Gli oggetti archiviati sono replicati nei data center distribuiti geograficamente di Londra, Slough, Amsterdam, Berlino, Francoforte, e da oggi anche Ginevra e Zurigo. Ogni data center offre elevati livelli di resilienza e un accesso ai dati con bassa latenza grazie all’infrastruttura di rete privata di Interoute. Per garantire una massima flessibilità, i dati sono scrivibili, in caso di un danno, in un qualsiasi data center, e leggibili in caso di interruzione simultanea in due diversi data center.

Per accedere all’architettura di Object Storage di Interoute in una delle sette località, le aziende devono sottoscrivere un’offerta di Virtual Data Center di Interoute. Maggiori dettagli su questa soluzione e tutti i vantaggi sono disponibili al seguente link: https://cloudstore.interoute.com/object-storage.

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Banda larga: l’Italia migliora, ma deve fare di più

0 Commenti Pubblicato il 4 maggio 2017in Ultime Notizie

Un report della Commissione Europea evidenzia i limiti della diffusione della banda larga in Italia

 

 L’Italia continua a faticare nello sviluppo della banda larga. E’ quanto emerge dalla recente pubblicazione dell’indice dell’economia e della società digitali (DESI) della Commissione Europea, che vede l’Italia posizionarsi al 25esimo posto su 28. L’indicatore, che misura il progresso digitale attraverso l’analisi di connettività, capitale umano, uso di Internet, integrazione delle tecnologie digitali e servizi pubblici digitali nei diversi Paesi, registra un punteggio per l’Italia di 0,42, al di sotto della media UE pari a 0,52.

La differenza con i Paesi del Nord Europa si manifesta chiaramente anche in termini di velocità: la media di 8,2 MB/s che si registra in Italia non regge il confronto con i 29 MB/s di Svezia e Norvegia. All’interno della stessa realtà italiana, inoltre, non mancano le differenze: tra Nord e Sud si riscontra un digital divide di circa il 30%, e in molte aree rurali gli utenti lamentano di disporre di “connessioni lumaca”.

Questo ritardo tecnologico è alla base di una perdita per le imprese stimata tra il 10% e il 20% del fatturato: l’insufficiente diffusione della banda larga penalizza numerose aziende soprattutto nel mondo web e IT, ma danneggia anche quelle che operano nel turismo, nel commercio e nella comunicazione.

Lo stesso rapporto riconosce comunque all’Italia alcuni miglioramenti, soprattutto in termini di disponibilità delle reti NGA (Next Generation Access). Tuttavia, viene evidenziato come “gli scarsi risultati in termini di competenze digitali” possano causare un’ulteriore frenata nello “sviluppo dell’economia e della società digitali”. Per Simone Bonannini, amministratore delegato di Interoute Italia, la situazione non è però così critica. Come spiegato durante un’intervista con Enrico Pagliarini su Radio24, Bonannini respinge con forza l’idea che l’Italia sia un Paese arretrato a causa della mancanza di domanda di banda larga e di servizi digitali: al contrario, la domanda c’è e recentemente si è iniziato a soddisfarla, anche grazie all’intervento diretto del Governo.

Sempre secondo Bonannini, l’Italia non soffrirebbe nemmeno di un problema culturale, dal momento che in Francia e in Spagna, Paesi culturalmente paragonabili al nostro, la disponibilità di collegamenti in fibra ottica è decisamente più capillare. Il vero problema, prosegue, sarebbe quindi legato a una mancanza di forza economica da parte degli operatori privati italiani per sostenere la trasformazione tecnologica del Paese e i costosi investimenti necessari per la piena diffusione delle infrastrutture in fibra ottica che già servono per il 4G e che saranno assolutamente necessarie per il 5G.

In futuro, spiega Bonannini, la rete fissa vedrà crescere ulteriormente la propria importanza, tanto che già ora numerosi operatori mobili hanno fatto il loro ingresso in questo settore e messo a disposizione dei propri clienti un’offerta unica per traffico voce, linea fissa per Internet e connettività mobile. In questo senso una rete pubblica, capillare, in fibra ottica è la soluzione a cui il nostro paese deve fortemente guardare.

 

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EDUroute, le pillole di tecnologia per il mese di aprile: tecnologie di rete

0 Commenti Pubblicato il 2 maggio 2017in EDUroute

L’appuntamento di aprile è l’occasione per fare un po’ di chiarezza nell’articolato mondo delle tecnologie di rete

 

Nonostante uno dei loro compiti principali sia quello di semplificare l’utilizzo di un prodotto o di un servizio, spesso le tecnologie non si distinguono per la stessa semplicità quando si tratta di dar loro un nome o una definizione – e le tecnologie di rete non si sottraggono a questa sorta di regola non scritta. Molte di queste si caratterizzano infatti per una serie di nomi e sigle non immediatamente riconoscibili, se non alle figure più tecniche ed esperte.

E’, per esempio, il caso di MPLS, la tecnologia di trasporto privilegiata per il trasporto di applicazioni che necessitano di alti livelli di sicurezza e di livelli di servizio garantiti:

Le tecnologie di rete che vengono ricondotte sotto il nome di SD-WAN (Software Defined WAN) sono invece quelle che permettono di garantire la continuità del servizio anche in presenza di alterazioni di rete, costituendo per questo motivo il driver di sviluppo fondamentale sulla strada della digital transformation:

Tra queste si distingue SD-WAN Edge Access di Interoute, una tecnologia di rete che permette di massimizzare le prestazioni relative ai flussi di traffico da e verso le applicazioni ospitate su piattaforme cloud, sia di Interoute che di altri fornitori. Oppure, definendola in altre parole:

L’Hybrid-WAN è infine una soluzione che rappresenta una sorta di punto d’incontro tra queste tecnologie di rete. La possibilità di sfruttare le tecnologie SD-WAN e la loro flessibilità non pregiudica infatti l’utilizzo delle reti MPLS già in uso, né costringe a rinunciare alle molteplici funzionalità offerte da queste ultime. La loro compresenza permette anzi di disporre di maggiori affidabilità e flessibilità, a fronte di una complessiva riduzione dei costi:

Eccoci alla conclusione delle nostre pillole di tecnologia anche per il mese di aprile. Continuate a seguirci ogni settimana su Twitter con le nostre #EDUroute card! Il nostro profilo lo trovate qui: https://twitter.com/interoute_it

 

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Digitale, l’Italia investe poco in ricerca e sviluppo

0 Commenti Pubblicato il 27 aprile 2017in Ultime Notizie

Una ricerca di ANITEC certifica la crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore tecnologico, ma serve un ulteriore sforzo per mantenere il passo dei principali paesi europei

 

Qual è la situazione della ricerca e sviluppo nel campo della tecnologia in Italia? A questa domanda ha provato a rispondere ANITEC, l’associazione di Confindustria per l’ICT e l’Elettronica di Consumo, presentando una ricerca dedicata a questo tema. I dati hanno evidenziato una crescita del 31% di questa voce di spesa nel periodo 2004-2014; in più, è risultato come l’81,6% delle attività di ricerca e sviluppo sviluppate nelle imprese siano autofinanziate, per un valore di oltre 10 miliardi di euro. A livello nazionale è inoltre emerso come l’incidenza della spesa in ricerca e sviluppo risulti pari allo 0,3% del fatturato e all’1,5% del valore aggiunto: valori che salgono rispettivamente al 2,3% e al 5,3% se si considera il solo settore ICT.

Per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo in rapporto al PIL, l’Italia si posiziona (dati del 2015) al quarto posto in Europa, dopo Germania, Francia e Regno Unito. Ma se da un lato la classifica non penalizza eccessivamente l’Italia, dall’altro il confronto tra gli investimenti italiani e tedeschi (poco più dell’1% in Italia, quasi il 3% il Germania) evidenzia il divario tra i due Paesi.

Un divario che appare ancora più ampio se si considera il processo di digitalizzazione nel suo complesso: il Digital Economy and Society Index (DESI) vede l’Italia al venticinquesimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea, mentre il Digital Transformation Enablers’ Index (DTEI), l’indicatore che rileva la predisposizione a recepire la trasformazione digitale, colloca il Bel Paese al sedicesimo posto. L’Italia viene quindi considerata tra i Paesi che favoriscono in modo “moderato” lo sviluppo digitale, restando comunque a debita distanza sia dalle nazioni del nord Europa, che dominano questa classifica, sia da Paesi come Francia, Spagna, Gran Bretagna, Malta, Austria e Irlanda, che inseguono il gruppo di testa.

Sul fronte dei brevetti si registra invece un piccolo miglioramento: con il +4,5% l’Italia può vantare il secondo maggiore incremento a livello europeo e una positiva crescita del 17% nel settore Digital Communications, nonostante la classifica la veda ancora inseguire Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Germania.

Secondo ANITEC questi risultati non sono però ancora sufficienti, così come gli investimenti in ricerca e sviluppo e i fondi per le startup e le infrastrutture digitali: “L’Italia dà all’Europa più di quanto riceva in finanziamenti: il nostro Paese contribuisce al bilancio UE per oltre 14,23 miliardi di euro, ma ne riceve in finanziamenti 12,34 miliardi (dei quali solo l’8,59% per R&S, contro il 21,31% del Regno Unito, il 17,37% della Germania e una media UE del 10%)”. Secondo ANITEC, è quindi necessario “migliorare le condizioni per garantire gli investimenti nella trasformazione digitale e nelle attività di ricerca e sviluppo”.

 

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(Anche) la tecnologia è, finalmente, donna

0 Commenti Pubblicato il 26 aprile 2017in Ultime Notizie

La donna è alla conquista di settori tradizionalmente appannaggio di colleghi maschi: il merito è della formazione e della lotta agli stereotipi di genere

L’aria che tira sta cambiando. Il settore scientifico e tecnologico non sono più avamposti maschili: basti pensare, ad esempio, a Marissa Mayer, ex amministratrice delegata di Yahoo! e, ancora prima, primo ingegnere donna assunto da Google. Oppure a Maryam Mirzakhani, professoressa della Standford University che, nel 2014, ha vinto la medaglia Fields, il Nobel dei matematici. Se poi consideriamo il settore scientifico, non possiamo non pensare a due eccellenze italiane come Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nell’equipaggio dell’Agenzia Spaziale Europea, che durante la missione Futura ci ha mostrato la Terra con uno sguardo assolutamente inedito, cioè dallo spazio, e con immagini mozzafiato, oppure a Fabiola Gianotti, fisica direttrice del CERN (Organizzazione Europea per la ricerca nucleare) di Ginevra, cioè il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle.

Ma, si sa, i cambiamenti, soprattutto quelli più profondi, avvengono lentamente. E, infatti, secondo uno studio pubblicato da LinkedIn, se è vero che la tecnologia è l’ambito che ha registrato un boom di assunzioni in rosa, passando dal 16 al 18,9% del totale, va detto che le professioniste che arrivano a ricoprire cariche dirigenziali sono un magro 5%. Non va meglio alle donne ingegnere, che raggiungeranno una perfetta parità numerica con i colleghi solo tra 50 anni. Fortunatamente, però, la società e il mondo del lavoro hanno iniziato ad aprire gli occhi su un fenomeno che sfavorisce le donne in primo luogo, ma, sottraendo capacità e talenti brillanti a questi settori, li impoverisce irrimediabilmente, colpendo anche l’innovazione, lo sviluppo economico e il benessere delle popolazioni.

Da questa nuova consapevolezza nascono diverse iniziative, che mirano ad abbattere gli stereotipi di genere e a incoraggiare donne, ma ancora prima ragazze e bambine, ad intraprendere dapprima un percorso di studio, e in seguito una carriera, nelle materie STEM: Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Perché la disparità è un seme che germoglia presto: viene piantato ogni volta che si pensa che un libro di scienze o di matematica non interessi ad una bambina, e si rafforza poi negli anni, quando il gap nei percorsi di studio e nelle carriere si amplifica.

Le attività ideate per rimediare sono numerose, organizzate da enti e istituzioni. Un esempio virtuoso? ll comune di Milano ha convocato scuole, università e diversi altri enti per l’iniziativa STEMintheCity, con una serie di incontri, workshop, hackaton che spingono ragazzi e ragazze di tutte le età, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alla laurea, a mettersi alla prova in discipline tecnologiche, scientifiche, informatiche, senza dimenticare nemmeno i momenti dedicati ai genitori. La serie di eventi consacra il mese di aprile alla consapevolezza delle ragazze verso i propri interessi e le proprie capacità, perché siano riconosciute e coltivate, in attesa di fiorire e diventare una ricchezza per tutti.

 

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Smart working, le potenzialità e i rischi

0 Commenti Pubblicato il 20 aprile 2017in Ultime Notizie

Uno studio di Eurofound sullo smart working, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale del Lavoro, mette a confronto la situazione nell’Unione Europea con il panorama statunitense e giapponese

 

Descrivere in modo esaustivo lo smart working è più complesso di quanto possa sembrare a prima vista: con questa definizione non si indica infatti solamente il telelavoro, ma anche una tendenza ad attribuire più autonomia e flessibilità al lavoratore, oltre a una maggiore responsabilizzazione per quanto riguarda i risultati.

Un recente studio condotto da Eurofound, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale del Lavoro, ha cercato di fare il punto della situazione, mettendo a confronto i Paesi dell’Unione Europea con realtà come gli USA e il Giappone in cui lo smart working è ormai consolidato. Lo studio, che distingue tra alta e bassa mobilità, a seconda che il lavoratore svolga le sue mansioni in postazioni sempre differenti oppure in un solo luogo al di fuori dell’ufficio, vede però l’Italia in coda alla classifica dei Paesi coinvolti nell’indagine.

Lo smart working non risulta tuttavia particolarmente diffuso nemmeno all’interno dell’Unione Europea che, se da un lato presenta il 17% di lavoratori a distanza, dall’altro vede questi lavoratori impiegati solo occasionalmente in modalità smart. Negli USA la percentuale di smart worker arriva invece al 37%, e mentre in Giappone si incoraggia il lavoro da casa per disporre di uffici di minori dimensioni, in Brasile il telelavoro è favorito come alternativa agli estenuanti spostamenti all’interno di megalopoli come San Paolo.

Allo smart working vengono ampiamente riconosciuti diversi effetti positivi: in Francia l’84% degli smart worker accoglie positivamente la maggiore libertà nella gestione del proprio orario di lavoro; l’88% mostra invece apprezzamento per il migliore bilanciamento tra vita privata e professionale. Emergono però una serie di criticità, legate alla tendenza a prolungare il lavoro smart oltre l’orario normale. Negli USA, il 78% delle ore di lavoro in più tra il 2007 e il 2014 sono infatti da attribuire a questa modalità lavorativa; tra coloro che lavorano per più di 60 ore a settimana si riscontrano inoltre altissime percentuali di smart worker. Un eccessivo prolungamento degli orari di lavoro e una minore separazione tra la sfera privata e quella lavorativa sono dunque alcuni dei fattori alla base della possibile insorgenza di insonnia e stress.

La soluzione One Bridge di Interoute è stata progettata proprio con l’obiettivo di favorire e semplificare l’implementazione dello smart working. One Bridge è infatti una piattaforma globale unica che permette a chiunque di prendere parte a riunioni virtuali in qualunque momento e in qualsiasi luogo, con una qualità di altissimo livello, indipendentemente dallo strumento utilizzato. Gli utenti di Microsoft Lync possono quindi partecipare alle riunioni, condividere video HD, file vocali e contenuti con chi utilizza sia i “tradizionali” sistemi video, sia dispositivi smart e con gli stessi utenti Lync. Inoltre, grazie all’integrazione WebRTC, chiunque può partecipare a un incontro virtuale su Interoute One Bridge, semplicemente attraverso una connessione Internet. Interoute One Bridge si integra infine con numerose soluzioni video di altri vendor, tra cui Cisco, Polycom, LifeSize, RADVision, Microsoft e Sony.

 

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